Tutti i "veri" acufeni (che non sono veri rumori, ma solo segnali bioelettrici in arrivo all'area acustica del cervello) derivano da disfunzioni dell'orecchio interno e dell'apparato uditivo, spesso reversibili e trattabili, quando la causa è l'idrope e non vi siano solo danni permanenti, comunque mai dimostrabili a priori.
Fino a prova contraria ogni acufene, fluttuante o meno, è potenzialmente da idrope e potenzialmente curabile (SEMPRE se l'acufene è fluttuante e MOLTO SPESSO anche in caso di acufene stazionario), con una adeguata, reale, terapia anti-idrope. Ma certamente non con le molte "false terapie" oggi proposte... Anche l'"acufene" pulsante, che acufene non è si può curare.

La verità sugli acufeni e sulle "reali" possibilità di cura per l'acufene
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La corretta definizione di ACUFENE (o acufeni, o tinnitus in inglese) dovrebbe essere "percezione di tipo acustico non organizzata non realmente prodotta da alcuna sorgente sonora né all'esterno né all'interno del nostro corpo"

 

E' quindi "acufene" la percezione costante o discontinua di un fischio, di un ronzio, di un sibilo, di un fruscio, di un rombo o di qualunque altro rumore o suono di questo tipo, non pulsante e non intermittente, ma non sono "acufeni" le vibrazioni, i crepitii, gli scricchiolii, i rumori di tipo intermittente (tic-tic), la percezione del proprio battito cardiaco o del proprio respiro, tutti veri e propri rumori realmente prodotti da una sorgente sonora interna al nostro corpo e percepiti dall'orecchio come per ogni altro rumore, tutt'oggi erroneamente definiti "acufeni oggettivi" in contrapposizione ai veri acufeni (gli unici che dovrebbero essere chiamati così) definiti "soggettivi", e nemmeno una percezione acustica "organizzata" ad esempio una musica, una melodia, una canzone, che deriva sempre dalla corteccia cerebrale (allucinazione uditiva) e mai dall'orecchio.
Ma se gli acufeni (i "veri" acufeni), non sono veramente rumori o suoni (non potrebbero mai essere percepiti da altri nemmeno inserendo in testa il microfono più sensibile del mondo) generati da una sorgente sonora, cosa sono e da dove originano? 

 

Avrete sentito e letto le teorie più assurde ma se ci pensate bene, conoscendo com'è fatto l'orecchio e come funziona l'apparato uditivo è facilissimo comprendere, se si usa la logica, cosa sono e da dove vengono gli acufeni e come l'idrope li possa generare. 

Le onde sonore convogliate nel condotto uditivo (orecchio esterno) mettono in vibrazione il timpano e gli ossicini, martello, incudine e staffa (orecchio medio - 2). L'ultimo degli ossicini, la staffa, trasmette la vibrazione ai liquidi dell'orecchio interno (3). Nell'orecchio interno (3) la vibrazione viene trasformata dalle cellule ciliate, stimolate dai liquidi, in segnale bioelettrico (l'unico tipo di segnale che il nostro cervello può ricevere), inviato al cervello attraverso il nervo acustico (4).

Quindi, poiché il nostro cervello può ricevere solo segnali bioelettrici, e poiché l'acufene è un segnale che giunge al nostro cervello (altimenti non lo percepiremmo), possiamo concludere che l'acufene è un segnale bioelettrico, proprio come il segnale biolettrico che si produce per ogni suono o rumore che percepiamo naturalmente. Ma se l'acufene è un segnale bioelettrico che arriva all'area acustica della corteccia cerebrale e questa è connessa solo all'orecchio attraverso il nervo acustico e le vie acustiche centrali (neuroni) e se l'acufene NON è vero rumore, significa che da qualche parte nell'orecchio (o nel nervo acustico o nelle vie uditive centrali) ci deve essere qualcosa capace di generare questo segnale bioelettrico in modo autonomo, e non in risposta allo stimolo acustico proveniente dall'esterno. 
L'unica area dell'orecchio capace di produrre un segnale bioelettrico è l'orecchio interno (coclea) e lo fa regolarmente in risposta ad ogni stimolo acustico, perché questo è il suo compito, rispondendo alla vibrazione dei liquidi che piegano le ciglia delle cellule ciliate determinando in questo modo la produzione del segnale bioelettrico.
Possiamo quindi cominciare ad escludere tutto ciò che è a monte dell'orecchio interno, perché l'orecchio esterno e medio svolgono solo una funzione meccanica di trasmissione della vibrazione sonora. Nessuna patologia del condotto uditivo, o del timpano o degli ossicini può produrre il segnale bioelettrico che noi definiamo "acufene" ma semmai, al massimo, rumori meccanici che non sono "acufeni". Tappo di cerume, otite, perforazione del timpano, otosclerosi, situazioni che regolarmente vengono inserite negli elenchi delle possibili cause dell'acufene NON LO SONO MAI e mai potrebbero esserlo! Possono essere concomitanti ma non sono mai la causa.

 

E cosa pensate succeda quando i liquidi aumentano di volume (IDROPE) e quindi esercitano una pressione sulle cellule ciliate? Che le ciglia si piegano in risposta all'aumentata pressione e viene prodotto un segnale bioelettrico. Non in risposta allo stimolo sonoro esterno, in questo caso, ma in risposta alla pressione che l'endolinfa in eccesso esercita sulle ciglia delle cellule ciliate, per tutto il tempo che questa pressione resta aumentata. E questo segnale bioelettrico generato dalla pressione esercitata dai liquidi in eccesso altro non è che quello che percepiamo, una volta giunto al cervello attraverso il nervo acustico, come ACUFENE
Se la pressione varia, anche lo stimolo meccanico sulle cellule varia, e questo spiega la variabilità dell'acufene, che può peraltro essere comunque da idrope, anche quando non variabile, incostante o fluttuante, qualora la pressione stessa resti aumentata in modo persistente. 
Questo è l'unico meccanismo logico e facilmente comprensibile, sostenuto da basi di anatomia e fisiologia dell'orecchio, in grado di spiegare, come si originano gli acufeni (acufene da idrope).

 

E' molto probabile che esistano anche acufeni da danni permanenti (in tal caso irreversibili) delle cellule ciliate, del nervo acustico o delle vie uditive centrali, che in tal caso devono però necessariamente essere persistenti ed invariabili, e non certo incostanti o di intensità o frequenza variabile, poiché le cellule ciliate ed i neuroni sono cellule perenni, incapaci di rigenerazione dopo un danno. Ma nessuno fino ad ora è mai riuscito a spiegare realmente in che modo l'eventuale danno possa generare l'acufene. 
Le teorie sono molte al riguardo, dall'eccitotossicità da glutammato, al danno discordante tra cellule ciliate interne e esterne, a microalterazioni delle vie uditive, ma di fatto, l'unico meccanismo che realmente sia in grado di spiegare gli acufeni resta quello dell'idrope sopra descritto e i presunti danni permanenti o alterazioni neurologiche delle vie uditive supposte da molti non sono mai stati realmente dimostrati e soprattutto non sono mai documentabili in nessun paziente, a differenza dell'idrope che può, invece essere sempre dimostrato strumentalmente in tutti i pazienti con acufeni, sebbene la sua sola presenza non sia prova della sua responsabilità come causa.

I limiti della Tinnitus Retraining Therapy (TRT)

"Importata" e diffusa personalmente da me in Italia nel 2000, la TRT ha subito preso piede anche nel nostro Paese come novità e miglior terapia possibile per l'acufene. Ma dopo tre anni ho dovuto necessariamente ridimensionare le statistiche "gonfiate" dal suo ideatore, il Dr. Jastreboff, avendo verificato come in realtà, anche dopo due anni di applicazione dei generatori di rumore, i risultati fossero molto inferiori alle attese. Il proseguire delle ricerche mi ha portato con il tempo anche a capire perchè e quali siano i limiti di questa terapia, perfino quando correttamente condotta (e non è la regola). E sono molti anni che non la uso più.

 

Il principio base che c'è dietro è corretto. Si cerca di spegnere la reazione cerebrale all'acufene sfruttando la plasticità neuronale per creare una "abitudine" al segnale anomalo, che smette di generare in tal modo una reazione d'allarme. L'acufene c'è ma può essere ignorato.


Ma non è per tutti. Ha un senso proporla solo in presenza di specifici requisiti:
 

  • se all'uso dei generatori si associa una psicoterapia cognitiva correttamente svolta per molto tempo (e questo avviene molto raramente);

  • se il paziente non ha disturbi psichiatrici più importanti, primari o reattivi;

  • se l'acufene è assolutamente stazionario senza alcuna variazione, anche perché altrimenti è impossibile creare una abitudine ad un segnale variabile;

  • se l'udito è normale o esiste solo una minima ipoacusia pantonale, su tutte le frequenze, simmetrica perchè altrimenti il rumore bianco inviato dai generatori verrebbe ad essere percepito in modo diverso da quanto previsto;

  • se l'acufene è presente da anni. Visto che i tempi minimi per avere effetti sono di almeno 18 mesi, che senso avrebbe prescriverla a chi ne soffre appena da qualche mese o anche meno?

  • se i generatori sono applicati da entrambi i lati e portati regolarmente tutto il giorno;

  • se l'acufene è fastidioso e sempre costante anche di giorno, visto che di notte i generatori vengono tolti;

  • se il paziente ha tempo e denaro disponibili, visto quello che costa e sopratutto..

  • se si è già tentato di trattare l'idrope con una terapia molto più breve e meno economicamente impegnativa (non è un caso che chi spinge di più la TRT faccia di tutto per far sottovalutare l'idrope come possibile causa!)

 

Quanti ne restano davvero se escludiamo chi non ha tutti questi requisiti, di pazienti trattabili, tenendo poi presente, che avere i requisiti per farla non garantisce che funzioni?
Importante è anche comprendere che l'ormai diffusa "palletta" per gli acufeni o altri metodi caserecci di arricchimento sonoro, non hanno nulla a che vedere con la TRT, sebbene siano spacciati come terapia a chi cerca una cura ma non ha sufficienti soldi da spendere.

Laser: la rigenerazione impossibile!

 

Purtroppo, già da qualche anno, anche grazie alla "complicità" di qualche ORL, si sta diffondendo come terapia per l'acufene l'uso di laser portabili che promettono di "favorire la rigenerazione delle cellule ciliate danneggiate". Le quali non possono essere rigenerate in quanto sono cellule perenni incapaci di rigenerazione! Una volta che una cellula ciliata è danneggiata, muore e scompare. E quel danno, se presente, è sempre irreversibile.
A riprova dell'assurdità con finalità solo commerciali questo (costoso) giocattolo addirittura viene proposto non solo per acufeni ma perfino per ovattamento (fullness), che certamente non ha nulla a che vedere con danni cellulari e per vertigini ricorrenti. L'imbroglio è reso possibile solo dall'ignoranza dei pazienti che non conoscono le basi della biologia cellulare e dalla complicità di medici "sponsor", presumibilmente "ringraziati" per laloro collaborazione "promozionale".

Altro colossali "bidone" distribuito dalla stessa azienda che commercializza il Laser per acufeni e guarda caso, spinto in Italia dagli stessi specialisti (!!!) è un dispositivo per la "Neuromodulazione Acustica Condizionata"... (...ve lo ricordate Tognazzi e la superc***ola nel mitico "Amici miei"...? ma che vuol dire ?) che costa anche di più.... 

Vasodilatatori e fluidificanti

 

Se le cellule non ricevono sangue ed ossigeno per un tempo superiore a 4 MINUTI muoiono e quel danno è un danno permanente e certamente riattivare la microcircolazione non può resuscitarle. Per fortuna non è detto che un problema di circolazione sia mai avvenuto e le cellule potrebbero essere benissimo vive e sane ma solo stimolate a produrre l'acufene dall'eccesso di liquidi.
Speriamo almeno che li prescrive non ci creda davvero e... buttateli nel cestino se ve li hanno fatti comprare.

Specifici per acufeni... ma non curano assolutamente nulla...

 

I prodotti spacciati come specifici per acufeni con l'accattivante prefisso ACU- o TIN- o il suffisso -FISK, per far credere (e guardando quanti poveri pazienti li comprano direi che ci riescono!) che siano efficaci contro l'acufene (o tinnitus) contengono in realtà (senza fare troppe distinzioni tra l'uno o l'altro) solo Gingko Biloba (fluidificante), vitamine e minerali, colina e perfino il mitico coenzima Q10, che magari non fa nulla sull'acufene, come il resto d'altronde, visto che non esiste alcuna relazione con orecchio e acufeni, ma potrebbe essere ottimo per prevenire le rughe almeno stando alle pubblicità delle creme anti-invecchiamento. 
Prima o poi forse la gente lo capirà e spero che questi "rimedi per acufeni" ingannevoli escano presto di scena. Ma vedrete che sicuramente ne uscirà un altro rapidamente... magari dal nome ACUTIN... OTOTIN, ACUFISK o simili...

 

Non buttate denaro con bite e dentista

 

Denti e articolazione temporo-mandibolare con gli acufeni non hanno assolutamente alcuna relazione ed estrazioni di molari e bite sono solo delle prese in giro se prescritti con questa indicazione. Non fatevi truffare!

I "non acufeni"

E quando non è "segnale bioelettrico"? Per quegli "acufeni" che in realtà acufeni non sono cosa si può fare? In molti casi si tratta solo di disturbi banali e sporadici che non richiedono alcuna terapia e che non hanno alcun significato patologico, ma altre volte sono frequenti e fastidiosi. E spesso non sappiamo trattarli perchè non ne capiamo l'origine. Molte ipotesi sono state fatte: spasmi dei piccoli muscoli dell'orecchio medio, rapporti con l'ATM, che in questo caso forse qualcosa c'entra ma certamente non ha alcuna relazione con i veri acufeni, rumori di origine tubarica. Sebbene in pazienti che presentavano "anche" questi disturbi la terapia anti-idrope sia spesso riuscita a migliorare anche questi, il risultato potrebbe essere solo dovuto ai neurofarmaci o forse ad altro che non capiamo. 

 

Una significativa eccezione è però l'"acufene" pulsante, ovvero la percezione del battito cardiaco nell'orecchio, che invece è molto probabilmente dovuta a liquidi in eccesso "cerebrali" e non nell'orecchio, anch'essi regolati però dall'ADH, il che giustifica l'efficacia della terapia specifica anti-ADH. Oltretutto è spesso presente in associazione all'idrope, è un sintomo caratteristico dell'ipertensione endocranica benigna, sindrome dovuta ad eccesso di liquido, appunto, e varia con la pressione endocranica. Ne ho già trattati molti e nella maggior parte di casi con successo. Una angio-RM è però utile in caso di pulsazione continua e non reversibile per escludere anomalie vascolari.

Quando è indicata una risonanza magnetica per acufeni?

La RM è necessaria per escludere un neurinoma dell'acustico solo quando l'acufene è da un lato solo ma non è mai urgente e non è necessario averla fatta prima di avviare la terapia, vista la assoluta rarità di questo tumore benigno rispetto a costi elevati o lunghe attese. Preferisco averla però prima di procedere con una fase intensiva (vedi terapia) in caso di fallimento di fasi precedenti di cura.

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