Questo sito è dedicato a mio padre, il Prof. Emanuele La Torre, neurochirurgo, venuto a mancare improvvisamente nel 2009. E non perché era mio padre, ma per essere stato il medico che mi ha insegnato che "se tradisci un paziente, tradisci prima di tutto te stesso e la professione che tu stesso hai scelto di fare!". Ciao, Prof!

 

Storia professionale di un medico "indipendente"

 

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1989 a Roma... abilitato all'esercizio della professione di Medico Chirurgo nel 1989... specializzato in Otorinolaringoiatria nel 1993 a Parma... 
E poi? Poi basta! I miei titoli "ufficiali" sono tutti qua... lo "stretto indispensabile"...
Non sono "professore", né "primario" e non lo sarò mai. Non ho un posto in un grande ospedale, né mai l'ho cercato. Non collaboro con l'Università e nemmeno ho mai pubblicato su riviste prestigiose, alle quali non ho mai dato credito. Ma ho quasi 30 anni di vita professionale che voglio raccontarvi a modo mio, per farmi conoscere meglio. E un giuramento tutto mio, molto meglio di quello di Ippocrate...

Essendo negli anni diventato piuttosto famoso su di me si può trovare in giro di tutto fino all ipotesi più assurde che magari nemmeno esisterei :-)  Ho recentemente preparato una serie di video per replicare e anche per chiarire tante mia anomalie rispetto alla maggiorparte dei medici più tradizionali. Se interessati vi consiglio di guardarli.

"Se Cristoforo Colombo, Copernico o Galileo si fossero fidati solo di quanto dicevano tutti, ancora oggi crederemmo che il sole giri attorno ad una terra piatta" (A. La Torre)

 

"La medicina non è una missione, è un lavoro per vivere, come tanti altri. Ma come per l'artista, il musicista o lo sportivo, se il tuo lavoro non ti piace non arrivi da nessuna parte." (A. La Torre)
 

Ho 54 anni, essendo nato a Roma, dove ho vissuto la maggior parte della mia vita passata, nel 1965. Sono medico da trent'anni e da 26 anni sono specialista in Otorinolaringoiatria. Esercito da sempre solo come libero-professionista per amore per la ricerca libera, non vincolata da imposizioni burocratiche o interessi secondari, e non per desiderio di maggiori guadagni. Ho dedicato gli ultimi venti anni della mia attività professionale in modo principale alla comprensione di acufeni, sordità neurosensoriali, vertigini e disturbi soggettivi dell'equilibrio, e alla sindrome di Meniere, considerati ingiustamente ancora oggi, per pigrizia, superficialità, disinteresse o interessi commerciali prevalenti, "la tomba dell'otorino", e allo sviluppo di terapie efficaci per la cura dell'idrope endolinfatico e perilinfatico, causa frequente e sottovalutata di questi disturbi, rifiutando a priori ogni luogo comune, ma verificando sempre tutto con scientifico scetticismo e rigorosa applicazione della logica.

Quel che oggi (e ormai da molto tempo) posso offrire, come esito di anni di ricerca scientifica senza sosta, che ha coinvolto  anche specialisti di altre discipline, diverse migliaia di pazienti, e decine di esami diagnostici diversi, spesso personalmente ideati o modificati allo scopo, e una esperienza specifica sempre maggiore, anche grazie alla collaborazione degli stessi pazienti, è un trattamento frequentemente aggiornato diretto in modo specifico contro l'idrope, la causa più frequente ma anche la più sottovalutata, per curare la maggior parte delle persone affette da questi disturbi (purtroppo non tutti, non potendo curare reali danni permanenti, mai dimostrabili comunque a priori) anche senza ricorrere più ad esami diagnostici sofisticati, dopo averli eseguiti sistematicamente in oltre 16.000 casi fino al 2009, anno in cui ho iniziato a farne a meno.

 

L'aver superato la necessità di esami specifici mi permette da anni, infatti, di avvicinarmi ai pazienti in tutto il mondo senza limiti geografici (e parlando fluentemente numerose lingue nemmeno di nazionalità), mediante collegamenti audiovideo in internet, che permettono di offrire consulenza e assistenza continuativa al paziente in modo molto più efficace, a costi ridotti e senza alcuna necessità di spostamento, in modo assolutamente efficace altrettanto se non meglio di un incontro diretto in un ambulatorio perdendo tutti i vantaggi della consulenza a distanza..

 

Allo stesso tempo questo ha permesso a me di non avere più l'obbligo di stare in Italia e quindi ormai da anni mi permetto di abbinare il mio lavoro con il viaggiare dove e quando voglio, lavorando dovunque abbia internet disponibile, per cui mentre cerco di realizzare il vostro desiderio di trovare una cura, cerco anche di realizzare il mio di visitare tutti i paesi del mondo e per entrambi i desideri direi che sono decisamente a buon punto... :-)

Ma come siamo arrivati a questo...? Come è successo che un medico da "medico normale" (di quelli col camice e che ricevono regolarmente i pazienti in un ambulatorio per capirci, anche se poi come leggerete tanto "normale" non lo sono mai stato...) dopo la scelta alquanto inusuale di mettersi a curare acufeni e altri disturbi difficili, addirittura si mette a lavorare con i pazienti "a distanza" attraverso internet e girando il mondo?  Ovviamente c'è un percorso per arrivare a tutto questo... E se avete voglia di conoscerlo questo percorso, ve lo racconto qui a modo mio...

Gli anni di formazione

Da Roma a Parma...

 

Mi sono interessato di Otorinolaringoiatria sin dal quarto anno del Corso di Laurea, superando con lode tutti gli esami complementari pertinenti alla specialità e frequentando assiduamente, già da studente, corsi e convegni su argomenti di Otorinolaringoiatria. Ho sempre desiderato diventare medico sin da quando avevo 13 anni, ma in realtà volevo fare il neurochirurgo, come mio padre, che ancora ringrazio per avermelo "caldamente" sconsigliato...

 

Dopo un iniziale periodo come studente interno (marzo 1988 - maggio 1989) presso i reparti della I Clinica Otorinolaringoiatrica dell'Università di Roma "La Sapienza", mi sono laureato in Medicina e Chirurgia il 19 luglio 1989, nella prima sessione del VI anno di corso, con voti 110/110 e lode, presso l'Università "La Sapienza" di Roma, discutendo la tesi sperimentale "Effetti del carboplatino e del cisplatino sulla funzione uditiva: studio comparativo mediante i potenziali evocati uditivi del tronco encefalico". 

Essendomi da subito appassionato di patologie dell'orecchio, all'epoca un po' trascurate a Roma, venuto a conoscenza di un Centro Universitario specializzato a Parma, mi sono messo su un treno per andare a dare un'occhiata... e sono tornato a Roma dopo cinque anni. Lì ho conseguito l'abilitazione all'esercizio della professione di Medico Chirurgo nel dicembre 1989, presso l'Università di Parma, superando l'Esame di Stato con voti 90/90.

 

Gli anni "difficili" a Parma...

 

Ho frequentato l'Istitituto di Clinica Otorinolaringoiatrica dell'Università di Parma, prima come studente interno (maggio-luglio 1989), quindi, dopo il conseguimento della Laurea (nel luglio del 1989), espletando il tirocinio pratico-ospedaliero previsto per l'ammissione all'esame di Stato (1989), e successivamente come specializzando (1989-1993). Pur venendo da un'altra città, infatti sono riuscito (studiando tutta l'estate e... senza "raccomandazioni") a vincere subito il concorso di ammissione alla specialità come primo in graduatoria. Devo però ammettere che c'erano solo nove candidati per cinque posti (altri tempi...).

Durante tutto questo periodo mi sono interessato soprattutto di microchirurgia otologica e di otoneurochirurgia, partecipando attivamente all'attività clinica e chirurgica con l'equipe del Prof. Carlo Zini, chirurgo dell'orecchio di fama internazionale, al quale devo certamente molto.

La mia più importante esperienza professionale di quegli anni l'ho avuta, infatti, avendo il privilegio e l'onore di collaborare con lui nell'attività libero - professionale continuativamente dal febbraio del 1990 all'agosto del 1994 presso lo studio di Parma, e, dal 1991, seguendolo anche a Roma, presso il Rome American Hospital, dove nel frattempo, anche su mia personale spinta, aveva deciso di avviare una attività sussidiaria.
La mia vera scuola di specialità è stata, infatti, soprattutto l'attività libero-professionale nello studio del Prof. Zini (vedevamo quasi 50 pazienti otologici al giorno per tre volte alla settimana) che mi ha convinto sempre più di cosa volevo fare "da grande" (avviare un centro privato, libero da burocrazie e più costruttivo) e di cosa NON volevo fare (visitare 50 pazienti al giorno, dedicando necessariamente poco tempo ad ognuno).

Anni di studio ma anche anni di duro lavoro, quelli a Parma, anche perchè dovevo mantenermi (non sono mai stato bravo, per orgoglio, a fare il "figlio di papà" e all'epoca gli specializzandi non venivano retribuiti, al contrario di oggi). Oltre tutto sono stati per me anni davvero difficili, sin dall'inizio, anche per motivi familiari e spesso sono stato sul punto di chiudere i miei sogni in un cassetto e di congelarmi in qualche ospedale minore di provincia solo per avere uno stipendio dignitoso garantito. A parte la retribuzione dallo studio del prof. Zini, fortunatamente però ho anche vinto una borsa di studio quadriennale dall'Università e rinunciando a tante ore di sonno (dovevo anche studiare) sono riuscito a conciliare diverse attività professionali in contemporanea (tutte nell'ambito dell'otorinolaringoiatria e mai come medico generico). Ho infatti prestato servizio come medico di guardia di reparto e di pronto soccorso otorinolaringoiatrico all'interno dello stesso ospedale universitario di Parma (l'avrei fatto anche gratis, per il coraggio e l'esperienza che mi ha dato come medico e soprattutto come chirurgo), da luglio 1992 a luglio 1993, e per tre anni (dal 1990 al 1993) ho anche lavorato come medico nel reparto di Otorinolaringoiatria presso le Terme di Tabiano... Anche quest'ultima esperienza mi è però servita per capire cosa NON volevo fare e cosa NON volevo essere.

Un'esperienza molto divertente e costruttiva è stata, per due anni consecutivi (nel 1992 e nel 1993) insegnare come docente titolare di Otorinolaringoiatria alla scuola per infermieri professionali di Guastalla (RE) che mi ha aiutato a vincere la paura dello stare... dall'altra parte della cattedra.

Il "mio" giuramento..

Non metterò mai il mio interesse, economico o di altra natura, al di sopra di quello del paziente.

 

Tratterò il paziente come mio pari e non come un sottoposto, cercando di colmare quanto più possibile il distacco culturale specifico per permettergli di essere parte attiva del processo curativo e scelte consapevoli.

 

Non prescriverò mai esami o terapie che non reputo utili e mi impegnerò a rispondere al paziente ogni qual volta mi chiederà una spiegazione su una terapia o un esame che avrò prescritto, soprattutto, ma non solo, se il paziente, o chi per lui, paga (anche economicamente) quella mia scelta.

 

Non seguirò mai regole di casta, tutelando l'immagine di un collega a discapito di un paziente. Perchè il mio dovere è prima verso i pazienti e poi verso gli altri colleghi. Ma se dovrò criticare un collega non lo  farò mai per screditarlo a mio interesse di concorrenza ma solo per difendere il mio paziente che è l'obiettivo primario del mio lavoro.

 

Mi asterrò dal propormi ai pazienti come esperto di cose che non conosco e non esiterò a mandare ad altri più bravi e più esperti di me pazienti per i quali non posso essere altrettanto di aiuto. E se non riuscirò ad essere bravo in nessuno dei settori della mia specialità, cambierò lavoro, piuttosto, perchè il diritto del paziente di essere curato nel miglior modo possibile viene prima del mio diritto di lavorare e guadagnare.

 

Mi adopererò in ogni modo possibile per dare un senso alla mia vita professionale diverso dal mero guadagno, cercando di progredire, scoprire, ideare, studiare, pensare e non solo ricalcando strade già percorse da altri, ricordandomi sempre che se sono pagato più di altri me lo devo anche meritare, facendo un lavoro davvero utile anche agli altri, e non solo a me stesso.

 

Mi ricorderò sempre della fortuna che ho a fare questo lavoro quando c'è gente che per guadagnare quel che io a volte guadagno in pochi giorni, spala asfalto bollente in autostrada ad agosto per un mese. E dirò grazie alla vita per quel che mi ha concesso, usando parte della felicità che ho ricevuto per far felici gli altri nei modi in cui so farlo.

La specializzazione
 

Il 15 luglio del 1993 finalmente, al termine dei quattro anni previsti, ho conseguito il Diploma di Specialista in Otorinolaringoiatria. In realtà con un voto piuttosto bassino, rispetto ai miei standard precedenti. A mia giustificazione il problema però era che io ero il pupillo del Prof. Zini, che era senz'altro il più famoso e conosciuto dell'Istituto ma purtroppo non era (all'epoca) il direttore della scuola di specializzazione. Superavo sempre tutti gli esami con il massimo dei voti, ma quando andavo a sostenere l'esame finale con il direttore, che probabilmente a ragione mi considerava un po' irrispettoso nei confronti della sua posizione accademica, misteriosamente prendevo sempre voti scadenti, nonostante le mie prestazioni durante gli esami, che ancora oggi giudico ottime. Bisogna però anche riconoscere che, impegnato a scoprire il "vero lavoro", era piuttosto raro trovarmi con un bel camice pulito nella coda di medici dietro al direttore per il giro mattutino (avete presente il film con Alberto Sordi ?). E quando c'ero, visto che di giorno lavoravo e per gran parte della notte studiavo, non dovevo certo avere un'aria molto attenta. E forse un po' troppo spesso era più probabile trovarmi in sala operatoria con il Prof. Zini che non nella coda dietro al direttore.

Una piccola curiosità: essendo stato un anno avanti a scuola, ed essendomi tolto l'impegno del servizio militare già durante l'università (a 19 anni), pur senza perdere un esame, per un certo tempo (circa tre anni se non ricordo male) sono stato il più giovane specialista otorinolaringoiatra d'Italia.

Ero quindi specialista, ma forse troppo superspecialista, visto che avevo già una notevole esperienze sulle patologie dell'orecchio, ma praticamente non sapevo operare nemmeno le adenoidi o le tonsille (tanto non lo insegnavano nemmeno a chi frequentava più assiduamente!!). Non mi ero d'altronde mai posto troppo il problema, visto non si trattava certo della mia massima ambizione di specialista. L'ospedale universitario di Parma era d'altronde, all'epoca, strutturato in due distinte cattedre, entrambe collegate ad un'unica scuola di specialità: in una (quella diretta dal Prof. Zini) ci si occupava solo di chirurgia dell'orecchio e dei nervi cranici; nell'altra soprattutto di chirurgia del cancro della laringe (che non mi appassionava in alcun modo e non me ne sono mai interessato). La chirurgia di base otorino, le adenoidi, le tonsille ed in particolare la chirurgia del naso (che invece mi attirava), erano davvero poco frequenti.. e certamente poco didattiche.

Visto che però non si vive solo di sogni e soprattutto per allargare le mie conoscenze, mi sono dato da fare per apprendere altrove quello che non avevo potuto imparare durante gli anni universitari. Ho frequentato infatti, nel corso degli anni, partecipando sia all'attività ambulatoriale che chirurgica, la Divisione di Otorinolaringoiatria dell'Ospedale di Busto Arsizio (VA) (1993), la Clinica Otorinolaringoiatrica dell'Università di Siena (1993-1994), dove mi sono appassionato alla Rinologia e ho iniziato ad operare il naso, la Divisione Otorinolaringoiatrica dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma e Palidoro (1996), dove ho finalmente imparato anche ad operare adenoidi e tonsille, e più tardi, per un breve periodo nel 1998, la Divisione di Otorinolaringoiatria dell'Ospedale San Carlo di Nancy a Roma.

Già nel 1993, appena finita la scuola di specializzazione, avevo intanto iniziato ad avviare a Parma ed in minima parte a Roma, la mia attività libero-professionale in proprio. Continuando a perseverare con l'idea di creare (un giorno magari lontano, che poi è arrivato molto prima del previsto) un grande Centro privato (non per guadagnare di più ma per lavorare come volevo io, sulla qualità più che sulla quantità) ho presto compreso che ormai anche lo studio del Prof. Zini mi stava un po' stretto e che ero arrivato ad un plateau di crescita professionale difficilmente superabile se fossi restato a Parma, dove le possibilità di sviluppare una attività privata erano davvero poche.
La mia smisurata ambizione di realizzarmi a modo mio mi ha sempre tenuto lontano dall'idea di puntare a un posto forse "sicuro", ma non gratificante per il mio carattere ribelle, in qualche ospedale pubblico (credo di essere di uno dei pochi medici italiani che non ha mai nemmeno sostenuto un concorso per un posto pubblico in ospedale) e allora ho capito che....

I primi anni da specialista

Il ritorno a Roma...

 

Era arrivato il momento di tornare a Roma, dove, anche con l'aiuto dei miei genitori medici (che mi hanno dato una stanza nel loro studio e mi hanno presentato a qualche collega) ho avviato la mia attività libero professionale nel 1994. Se oggi le patologie di cui mi occupo maggiormente sono disturbi difficili quali gli acufeni, le sordità neurosensoriali, le sindromi vertiginose complesse, non posso certo dimenticare che a quell'epoca mangiavo grazie alle otiti, ai tappi di cerume, alle faringiti ed agli occasionali (ma ben retribuiti) interventi chirurgici con tecniche che in realtà avevano ben poco a che vedere con la sofisticata chirurgia ambulatoriale che in seguito ho avuto modo di ideare e proporre. Si vede però che ero bravino perchè il "giro" si allargava rapidamente.

Ma sin dall'inizio avevo compreso che scegliere di lavorare come libero professionista comporta la necessità di offrire una valida alternativa alle strutture ospedaliere e non un servizio più scadente. Per tale motivo, da subito ho dotato il mio piccolo ambulatorio (ovviamente grazie ad un ben dilazionato leasing, visto che non me le potevo ancora permettere) di tutte le principali attrezzature necessarie (quelle all'epoca esistenti) per svolgere al meglio l'attività diagnostica (cabina audiometrica, microscopio otologico, fibroscopio, sistema di videoendoscopia, audiometro, impedenzometro, potenziali evocati uditivi, rinomanometro, calorimetro per stimolazioni vestibolari, videonistagmoscopia). "Il peggio che può succedere" - ho pensato allora - "è che non pagando gli strumenti me li portino via". Ma se non potevo pagarli significava che non avevo lavoro e se non avevo lavoro... non mi servivano gli strumenti. Sono certamente stati altri anni di sacrifici, ma ne è sicuramente valsa la pena.

Fatto sta che (seppur certamente rischiando) ho potuto da subito propormi come uno specialista attrezzato in modo non certo inferiore ad una struttura pubblica.

Per allargare i miei orizzonti (e riuscire a pagare un po' di debiti) ho però iniziato anche a visitare oltre che nel mio studio, in altri Centri: presso lo stesso Rome American Hospital, dove già lavoravo con il Prof. Zini; in qualche poliambulatorio privato di Roma; presso la casa di cura Villa Letizia a L'Aquila. La parte più scomoda era portarmi in giro gran parte della strumentazione, non sempre disponibile altrove.

Qualcosa di particolare, però, già lo avevo realizzato. Alla fine del 1994 ho ideato, presso il Rome American Hospital, un servizio di pronta reperibilità specialistica otorino.

Nel complesso l'attività andava benino e si tirava avanti ma, nonostante ancora rifiutassi l'idea di lavorare in una struttura pubblica, iniziavo ad annoiarmi ed a capire che il problema più grande della libera professione pura nel proprio studio privato era la solitudine e la mancanza di confronti.

 

L'esperienza del Rome American Hospital

 

A settembre 1996 ho quindi deciso di trasferire tutta la mia attività professionale presso il Rome American Hospital e la decisione si è rivelata fortunata. Nel giro di pochi mesi ho avviato un servizio di diagnostica otorinolaringoiatrica, sfruttando la disponibilità di attrezzature particolari, e di consulenza specialistica per i pazienti afferenti alla struttura anche per altri motivi, che mi ha consentito di "farmi un nome", e di vivere una esperienza davvero gratificante, all'interno di una grande struttura sanitaria privata.

In pratica gestivo un piccolo reparto di otorinolaringoiatria di tre stanze del quale ero primario, aiuto, assistente e tecnico allo stesso tempo. Ma l'idea piaceva sia ai medici che ai pazienti, visto che fino ad allora era presente un otorinolaringoiatra appena tre o quattro ore alla settimana, mentre con il mio arrivo era disponibile un servizio sostanzialmente continuativo sia ambulatoriale che chirurgico, incluse prestazioni urgenti dove potevo finalmente applicare quello che avevo potuto imparare in reparto a Parma.
I pazienti che richiedevano una visita urgente o un particolare esame, magari non facilmente fruibile in ospedali pubblici o ambulatori ASL, si sentivano rispondere che era possibile anche in giornata, il che aveva trasformato quella struttura in un punto di riferimento per una intera zona della periferia di Roma, sprovvista di strutture specialistiche otorinolaringoiatriche nei paraggi.
Visto che inoltre ero l'unico specialista otorinolaringoiatra del Rome American Hospital a parlare correntemente lingue straniere, il servizio era gradito anche ai numerosi pazienti stranieri che frequentavano la struttura, nata sin dagli albori come casa di cura internazionale e convenzionata con le più importanti ambasciate a Roma.

Al culmine dell'attività, la direzione del Rome American Hospital, che peraltro aveva il suo guadagno dalla mia presenza, inspiegabilmente, nell'ottobre del 1998 (dopo due anni di servizio continuativo ambulatoriale e chirurgico presso la struttura) mi convocò per comunicarmi che bisognava porre fine al mio "monopolio", e che lasciar lavorare così tanto uno specialista di appena 33 anni, senza alcun titolo accademico, impediva di fatto l'accesso alla struttura ad altri specialisti più famosi, che avrebbero voluto svolgere lì la loro attività (??????). Ho sempre sospettato che ci fosse lo zampino di qualche collega un po' invidioso. Fatto sta che dall'oggi al domani mi fu ordinato di limitare la mia presenza a non più di due pomeriggi alla settimana. Strano davvero, visto che non costavo nulla ma anzi lasciavo una cospicua percentuale dei miei introiti per l'affitto delle stanze. E non è che servissero le stanze... serviva proprio limitare me! 

 

Con il caratterino che mi ritrovo, non ero certo tipo da farmi porre limiti e allora, in un giorno, presi tutte le mie attrezzature, che allora erano diventate tali da riempire un camioncino, visto che investivo in nuove strumentazioni appena avevo qualche risparmio da parte (vizio che mi è, purtroppo o per fortuna, rimasto negli anni seguenti), e me ne tornai allo studio dei miei genitori, non senza preoccuparmi però di informare tutti i pazienti da me seguiti in quel breve periodo (oltre 500 in due anni, cifra che oggi mi sembra ridicola, ma che per l'epoca non era niente male), del trasferimento presso un'altra sede.

Ma non potevo più accontentarmi, né dal punto di vista qualitativo che quantitativo dell'attività che facevo fino a solo due anni prima, anche se ovviamente i pazienti erano certamente di più.

 

Verso un nuovo modo di concepire la libera professione...

 

Ormai definitivamente convinto che non avrei mai ceduto alle lusinghe di un posto sicuro in ospedale, cercai subito di ripetere nel mio piccolo ambiente privato l'esperienza felice dei due anni trascorsi nel Rome American Hospital, senza commettere l'errore di ripropormi ad una altra struttura di proprietà di altri, dove comunque prima o poi sarebbe potuta riaccadere la stessa cosa. Anziché lavorare in un ambiente dove c'erano altri medici, inziai a portarmi altri medici (quelli che mi inviavano più spesso i pazienti) nel mio ambiente, creando di fatto un piccolo ambulatorio interdisciplinare. Scoprii presto, grazie alla collaborazione con vari specialisti, molti aspetti interdisciplinari dell'otorinolaringoiatria e più in generale delle patologie della testa e del collo, che non avevo fino ad allora preso in considerazione. Imparai così a conoscere come altri specialisti trattavano patologie di confine tra diverse specialità (ad esempio il reflusso gastroesofageo o le apnee notturne) e a sviluppare di fatto un approccio più allargato a tutti i settori della mia specialità di mio interesse.

Avendo inoltre già da tempo iniziato a navigare su Internet (dal 1995), iniziai a documentarmi attraverso la lettura di messaggi e pagine web su quali fossero i bisogni "inattesi" dei pazienti e che cosa richiedesse il "mercato" nell'ambito della mia specialità. Se volevo sopravvivere come libero-professionista avevo capito che dovevo necessariamente saper essere anche un buon imprenditore. Per "vendere" le mie capacità professionali, e allo stesso tempo offrire qualcosa di utile, dovevo trovare settori di attività trascurati da altri. Con mia sorpesa scoprii che ce ne erano a volontà. Iniziai a studiare assiduamente, leggendo ogni lavoro pubblicato sull'argomento, patologie e disturbi dell'orecchio come la malattia di Meniere, le sordità neurosensoriali, e soprattutto gli acufeni (i fischi nell'orecchio), per i quali l'unico consiglio terapeutico allora in voga era "te lo devi tenere cercando di non farci caso".

Più studiavo e più mi venivano nuove idee, che poi applicate nella vita pratica sui pazienti, sembravano funzionare. Più cercavo soluzioni e mi più accorgevo che, spesso, erano lì a portata di mano. Bastava accendere un computer, collegarsi ad Internet e scoprire quanto altri specialisti in tutto il mondo stavano portando avanti su determinate patologie di mia competenza. L'approccio interdisciplinare e l'attenta analisi di tutte le risorse disponibili in rete, nel giro di poco tempo, mi avevano trasformato in uno dei pochi specialisti italiani che si interessasse, in modo un po' meno disfattista, di alcune particolari patologie, evidentemente trascurate da altri. Inoltre avevo tempo e disponibilità da dedicare ai pazienti, cosa che sembrava molto gradita. Avevo finalmente il mio prodotto da "lanciare sul mercato", ma più che quest'obbiettivo, sul quale facevo peraltro poco affidamento, avevo soprattutto una gran voglia di gridare a colleghi medici e ai pazienti in cerca di aiuto che forse si poteva, per alcuni disturbi e patologie considerati intrattabili, fare molto di più.

Avevo un messaggio, ma come diffonderlo?

 

Gli anni della crescita

Il sito web e la nascita del Centro di Otorinolaringoiatria

 

Visto che da Internet avevo preso, attraverso Internet - pensai - potevo dare. Nacque così nel febbraio 1999 l'idea di realizzare un sito web dedicato all'otorinolaringoiatria. Oggi può sembrare nulla di speciale, ma all'epoca in Italia (e in lingua italiana) esistevano sì e no una decina di siti ORL, per lo più istituzionali (reparti ospedalieri, cliniche universitarie, associazioni scientifiche), raramente aggiornati e con contenuti, con qualche eccezione, piuttosto scarsi.

Contemporaneamente compresi di cosa avevano bisogno i colleghi specialisti. Sulla scia di quanto avevo già visto in rete, dove già esisteva qualche forum professionale per discutere casi clinici o scambiarsi suggerimenti, ma solo in inglese, francese o spagnolo (e i medici italiani che parlano lingue straniere sono ancora oggi una minoranza) ideai FORUM ORL, il primo mezzo di comunicazione tra specialisti otorinolaringoiatri via Internet in lingua italiana.

Il sito ed il FORUM ebbero subito un successo immediato tra gli specialisti, ma anche tra i medici di base. Si vede che ce n'era bisogno. Iniziai presto a ricevere complimenti dai colleghi per le iniziative e per il costante lavoro di aggiornamento che mettevo a disposizione, ad essere invitato a presentare relazioni ai congressi di specialità sull'uso di Internet come mezzo di aggiornamento, a ricevere richieste di interviste su argomenti di Otorinolaringoiatria da qualche radio e da qualche giornale, proposte di sponsorizzazione (che ho sempre rifiutato) e in breve tempo molti specialisti mi conoscevano come "quello di Internet". Avevo ritagliato il mio spazio nel mondo del lavoro, senza aver bisogno di appoggiarmi ad altre strutture, pubbliche o private o di "portar la borsa" a qualche "barone".

Ma la sorpresa più grande fu l'apprezzamento dei pazienti, per i quali avevo messo a disposizione un apposito servizio gratuito di consulenza specialistica a "distanza" via e-mail, una newsletter per ricevere aggiornamenti e notizie su novità e progressi in Otorinolaringoiatria e documenti in linguaggio chiaro, adatto ai profani, che spiegavano in dettaglio le patologie partendo dalle basi di anatomia e fisiologia fino alle ultime risorse della medicina moderna.

Da tutta Italia iniziarono presto ad arrivare richieste di appuntamento, in numero sempre maggiore, all'inizio con mio grande stupore.

Il vero "boom" si verificò, quando iniziai a proporre sistematicamente, per primo in Italia, nel 2000, un trattamento sugli acufeni, la Tinnitus Retraining Therapy (oggi, anche grazie al mio capillare lavoro di diffusione, nota in tutta Italia - anche se in seguito da me stesso ridimensionata una volta valutata l'efficacia molto ridotta rispetto alle previsioni inziali) che avevo scoperto via Internet e che mi portò perfino ad organizzare la mia prima conferenza (pagata in gran parte da me personalmente) su questi disturbi "intrattabili", invitando direttamente a Roma l'ideatore di questa terapia, il Prof. Jastreboff, per farmene insegnare i segreti.
In breve tempo diventai non più solo "quello di Internet", ma anche "quello degli acufeni", il che non è da poco.

Parallelamente altro settore in cui proponevo qualcosa di veramente nuovo era la malattia di Meniere. Grazie ad un trattamento dietologico particolare (anche a mia madre, medico dietologo, devo molto) che stravolgeva completamente quanto avevo appreso fino ad allora (in pratica bisognava bere molti liquidi, che era esattamente il contrario di quanto si diceva ai pazienti affetti da questa patologia) e ad altri accorgimenti terapeutici particolari, riuscivo facilmente ad ottenere un controllo totale o quasi della vertigini e spesso anche di altri sintomi, in questi pazienti "difficili" e non esitai a divulgare la notizia su Internet.

Fino ad allora, sinceramente, non avevo mai pensato all'effetto pubblicitario di simili messaggi. La finalità principale del sito era un sano desiderio di divulgazione scientifica più per i colleghi specialisti che non per i pazienti. Ma mentre i primi sembravano guardare con diffidenza alle mie proposte (che comportavano tra l'altro l'impossibilità di continuare a dedicare ai pazienti dieci minuti di visita tradizionale, la necessità di attrezzature adeguate ed un costante aggiornamento scientifico), i secondi si precipitavano sempre di più almeno per verificare se era vero. Visto che quello che annunciavo via Internet non era, come diciamo a Roma, una "bufala", a loro volta i pazienti soddisfatti mi inviavano altri pazienti da tutta Italia (il tam tam via Internet ha una velocità strabiliante), per queste e per altre patologie...

Già nel 2000 mi vidi quindi costretto a pensare più in grande ad cercare nuovi collaboratori, un ambulatorio di dimensioni maggiori e persino una sede supplementare a Milano, dove andavo ogni quindici giorni, per venire incontro alle esigenze dei pazienti del Nord Italia. Quest'ultima idea era nata quasi per gioco, pensando non senza orgoglio, a quando anni prima, da Parma, mi muovevo una volta al mese verso Roma con lo staff del Prof. Zini (ma allora ero solo un giovane collaboratore e non il titolare), facendo il percorso inverso da Nord a Sud. Fu subito un successo anche lì. Nonostante avessi dovuto affittare addirittura un intero ambulatorio e rimediare collaboratori locali, dopo poco tempo avevo già una lista di attesa di pazienti di tutte le regioni del Nord che volevano essere visitati a Milano, prevalentemente per problemi a carico dell'orecchio (acufeni e Meniere).

L'esperienza milanese durò però solo per poco più di un anno, in quanto era decisamente troppo stressante, seppur economicamente molto gratificante, mantenere una doppia sede. Peraltro in quello stesso periodo avevo anche annunciato, attraverso il sito, l'apertura di una sede meridionale a Catania, trovandomi con la lista d'attesa ancora prima di iniziare. L'allargamento a sud però naufragò ancora prima di poter mettere piede in Sicilia, perchè mi fu caldamente sconsigliato con telefonate anonime (non fu difficile poi individuarne la provenienza) così credibili da sembrare vere.

Con il trasferimento nella nuova sede, e l'acquisizione di collaboratori e consulenti stabili di altre specialità, nasceva il "Centro di Otorinolaringoiatria, studio interdisciplinare per le patologie della testa e del collo", finalizzato soprattutto alla diagnosi, alla terapia ed alla ricerca clinica in patologie otorinolaringoiatriche di difficile interpretazione o risoluzione ed allo sviluppo di nuove tecnologie per proporre interventi chirurgici ambulatoriali su naso e gola.

Trovare nuovi collaboratori specialisti però non fu (e non lo è mai stato) facile. Tutti i colleghi specialisti otorinolaringoiatri che venivano a lavorare al Centro duravano poco e venivano frequentemente sostituiti perchè trovavano l'impegno troppo gravoso rispetto ad un comodo e sicuro lavoro di routine in ospedale o in un ambulatorio ASL o alle terme, che sembrano ancora oggi essere la massima ambizione di molti giovani specialisti.
Iniziavo inoltre a stare un po' antipatico ad alcuni "grossi nomi", anche perchè, nel tentativo di spronare altri giovani colleghi verso la realizzazione di inziative simili alla mia, ero anche stato eletto consigliere dell'Associazione Italiana Otorinolaringoiatri Libero-Professionisti (AIOLP), insieme ad una lista di miei candidati, cosa non difficile visto che avevo un notevole "pubblico" per farmi propaganda elettorale. Mi sono dimesso, deluso dalla "staticità" generale, dopo solo un anno. Fatto sta che lavorare con me, almeno stando a quanto mi riferivano alcuni colleghi, significava "bruciarsi" la possibilità di una carriera universitaria. Magari esageravano. Curioso però che quando ho smesso di "pungolare" i colleghi per far comprendere come si potesse fare una otorinolaringoiatria di qualità e ricerca scientifica anche al di fuori dell'ambiente universitario, le acque si sono calmate, almeno per qualche tempo.

 

La nuova sede, con cinque ambulatori per visite ed esami diagnostici ed una bella sala d'attesa mi sembrava più che sufficiente e mai avrei pensato di dovermi trasferire nuovamente dopo soli due anni. In realtà che la nuova sede era troppo piccola (ma all'epoca ancora non me la sentivo di fare il passo più lungo della gamba) ce ne siamo accorti subito già nei primi mesi, ed i poveri pazienti che dovevano fare lunghe attese (ma ricompensati poi con visite serie della durata di diverse ore) se ne accorgevano ancora meglio di noi. Servivano ancora più persone e serviva più spazio.

Nel frattempo iniziavo (2001) a proporre nuove procedure chirurgiche che permettevano di effettuare efficaci interventi di chirurgia nasale (polipi, turbinati, setto nasale, russamento e apnee) a livello ambulatoriale, in anestesia locale, e soprattutto ... evitando i fastidiosi tamponi nasali. Inutile a dirsi, anche stavolta fu un boom di richieste. I pazienti venivano magari da altre regioni solo per operarsi con queste nuove tecniche (in parte diffuse all'estero, ma ancora all'epoca poco conosciute in Italia, e in parte da me personalmente ideate o modificate).

Lo spazio limitato (il che impediva peraltro di aumentare il personale) comportava un problema ancora maggiore. Potendo accettare solo pochi pazienti al giorno ero costretto a dare appuntamenti a distanza eccessiva rispetto alle esigenze dei pazienti e a mantenere costi relativamente alti. Entrambe le cose mi piacevano poco e non rientravano certo nei miei obiettivi. Guadagnavo, e davvero molto bene, ma stavo iniziando ad offrire un servizio, seppur di alta qualità per quanto riguardava la parte strettamente diagnostica e terapeutica, davvero scadente per quando riguardava le scomodità del paziente ed i tempi di attesa.

 

La mini-clinica: un sogno di breve durata

 

Siamo a luglio del 2002, mi ero trasferito da appena un anno e mezzo, e già ero in movimento per cercare una nuova sede. Ma stavolta avevo capito che l'eccessiva prudenza sarebbe stata un passo falso. Tremando di paura, perchè il successo professionale ci mette molto ad arrivare, ma molto poco ad andarsene, con il coraggio dei pazzi, ho realizzato, svuotando tutto il salvadanaio e prendendo un mutuo sulla casa, una mini clinica di 650 metri quadri, con tanto di sala operatoria per chirurgia ambulatoriale, sala convegni, 15 studi medici, oltre 40 posti di sala di attesa e così via. Lo staff del Centro tra personale medico specialistico, tecnico, amministrativo, infermieri e consulenti di altre specialità era arrivato a oltre 20 elementi. Già era in programma un ulteriore ampliamento verso una struttura di 3000 mq, visto che eravamo sempre pieni di attività, e stavo anche allestendo sedi supplementari all'estero (in Belgio ed in Spagna). Apparentemente tutto andava a gonfie vele, anche se ormai io facevo più l'imprenditore ed il direttore del Centro che non l'attività pratica di medico in prima persona, praticamente affidata al mio staff di medici e tecnici audiometristi.

Ma poi...

Altri anni difficili...

Poi ho aperto gli occhi ed ho iniziato a verificare non solo la quantità di lavoro (che era arrivata a livelli stratosferici) ma anche la qualità dell'attività svolta nel mio Centro dai miei collaboratori, che ormai praticamente portavano avanti l'attività medica, diagnostica e chirurgica, senza più nessuna vera selezione di chi avesse veramente bisogno di cure, interventi chirurgici o visite di controllo, mentre io mi occupavo soprattutto della ricerca scientifica e della attività di imprenditore... E' impressionante come un ottimo assistente, apparentemente desideroso solo di apprendere e di fare con passione un lavoro di qualità possa rapidamente diventare ambizioso di potere e guadagno non appena viene promosso di livello e di portafoglio... Ma forse sono io che sono un po' fuori dal mondo...

E' stato triste ammetterlo ma ci sono "arrivato": la medicina di qualità dipende dai singoli medici e non dai Centri. E quantità spesso è incompatibile con qualità. Dopo avere lasciato più spazio possibile a collaboratori specialisti nella speranza di snellire il lavoro, offrire un servizio più efficiente, ridurre i costi di visite ed interventi, e creare qualcosa che funzionasse anche senza di me, ho dovuto fare retromarcia (settembre 2004, dopo nemmeno due anni e quindi ben prima di ammortizzare tutti i costi iniziali), avendo notato una notevole insoddisfazione di pazienti seguiti nel mio stesso Centro da altri collaboratori (ovviamente divenuti subito ex collaboratori) ed una triste dequalificazione (dovrei dire "mercificazione") del nostro Centro (che reputo inaccettabile in campo sanitario) che si allargava parallelamente ai mio allontanarmi dal rapporto diretto con il paziente.

Ho quindi preso l'importante decisione di gestire nuovamente in prima persona visite e trattamenti, con la conseguenza peraltro di un netto immediato aumento di efficacia terapeutica (grazie anche alla maggior selezione di chi davvero ha bisogno di cure) e di fiducia dei pazienti stessi, molti dei quali mi hanno apertamente manifestato la loro approvazione per la scelta coraggiosa.

Questo ha comportato inevitabilmente però tutta una serie di drastici cambiamenti che mi hanno riportato a riavere una attività più diretta con un numero ridotto di collaboratori e di pazienti, a chiudere la megastruttura che avevo creato (i cui costi riducendo l'attività erano divenuti insostenibili) e a cambiare nuovamente sede aprendo un nuovo centro di dimensioni inferiori - ma nemmeno troppo (marzo 2005) e soprattutto a specializzarmi ancor più nelle sole patologie dell'orecchio interno (acufeni, ipoacusia, vertigini, meniere...), rinunciando in pratica, seppur temporaneamente, alla chirurgia ed a tutti gli altri settori dell'otorinolaringoiatria (meglio fare poco ma bene che tutto ma in modo mediocre), e a qualunque futura espansione a breve termine della mia attività, incluso il dare nuovamente fiducia ad altri specialisti per la gestione dei miei pazienti.

Ma quella scelta (non facile, credetemi) mi ha fatto scoprire che nonostante il successo e il benessere economico crescente ancora preferivo offrire "qualità" e "professionalità", piuttosto che guadagnare di più... E decisamente da allora guadagno molto meno di prima, ma sicuramente ci ho guadagnato in salute e "coscienza".

Quando iniziai la mia piccola attività professionale a Roma, dopo l'esperienza di Parma, dicevo ai miei primi pazienti: "se dovesse incontrarmi tra dieci anni e trovasse un medico accecato da ambizione e desiderio di guadagno, che ha perso di vista il vero senso morale del suo lavoro, la prego di farmelo sapere e cambierò mestiere".

Ho avuto la fortuna di incontrare davvero, in tempi recenti, miei vecchi pazienti che mi hanno ricordato che ho saputo mantenere la mia promessa e che magari sono un po' ingrassato, ma non cambiato dentro rispetto ad allora. In realtà non è del tutto vero. Ovviamente comprendere che non potrò trasmettere a nessun giovane medico il mio entusiasmo (oggi comunque non mi fiderei più... ma chissà...) ha certamente frenato la mia voglia di ulteriori sviluppi professionali ed espansioni e un po' di carica, ma la mia promessa, con me stesso e con i miei pazienti, l'ho comunque mantenuta.

Concedetemi di dire che ne sono fiero.

 

...ma credete che sia finita? Macché... era solo il 2005

 

Dal mese di ottobre 2006 dopo aver svolto attività da marzo 2005 presso un nuovo centro medico monospecialistico di mia proprietà ho deciso (stavolta anche per altri motivi personali non direttamente connessi alla ricerca o alla voglia di espansione) di ritrasferire nuovamente la mia attività presso strutture esterne, ho ripreso per un certo periodo l'attività chirurgica ambulatoriale e inoltre ho ricominciato a visitare in altre città (all'epoca solo Milano e Palermo) oltre che a Roma, per avvicinarmi ai pazienti, cosa in periodo di crisi economica certamente gradita e sinceramente, per quanto un po' stancante per il sottoscritto, affascinante e stimolante....

 

Tra gli "altri motivi" c'è stato purtroppo anche uno spiacevole tentativo di mettermi a tacere essendo diventato il mio sito nel frattempo il terzo sito medico italiano più visitato in Italia e con contenuti che evidentemente miravano a svegliare i pazienti e i medici danneggiando altri interessi. Sono stato sottoposto, alla fine del 2005 a un procedimento presso l'Ordine dei Medici, con rischio di sospensione dell'attività, non a causa della mia attività professionale nei confronti dei pazienti, sulla quale nessuno ha mai avuto da ridire, ma proprio per i contenuti non autorizzati del sito e per queste stesse pagine (il mio poco ortodosso "curriculum"), che violavano per la loro scarsa serietà il "decoro professionale di un medico". Esiste infatti una disposizione della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici che obbligherebbe qualunque medico a richiedere una autorizzazione ed una verifica dei contenuti pubblicati sul proprio sito internet. Inizialmente ho oscurato volontariamente il sito con ovvia perdita di visibilità anche negli anni a seguire (chi sa cos'è il ranking su un motore di ricerca sa di cosa parlo) che mi ha obbligato periodicamente a ricorrere a costosissime inserzioni a pagamento su google per poter "riapparire"....
Ma poi, rinunciando anche ad un legale, mi sono messo a studiare e ho scoperto che la disposizione della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici a sua volta violava la Costituzione Italiana nell'art.21 che sancisce la libertà di espressione a mezzo stampa (e quindi anche sul web) e il divieto specifico di richiedere autorizzazioni o di effettuare censure... Pertanto per quella che si chiama "gerarchia delle leggi" nessuno poteva "punirmi" per non aver chiesto autorizzazioni, e quindi il mio sito è rinato poco dopo....sempre più spontaneo, sincero e... piccante.... 
Ma la tentazione di andarmene dall'Italia per poter continuare a lavorare serenamente (o addirittura di cambiare mestiere) è stata forte e lo stress di quei mesi di attesa per conoscere il "verdetto" mi ha causato ben 4-5 crisi di vertigini (l'idrope è una disfunzione di tipo psicosomatico, fortemente legata a stress decisionale anche se non è questa l'unica causa) nonché un aumento del lievissimo acufene del tutto insignificante (poi rientrato) che avevo già da qualche anno...
Ovviamente non ho subito alcun provvedimento....! E come avrebbero potuto?

Ho tenuto a precisare tutto questo perchè per un po' sono girate voci su vari forum sul fatto che io ho subito un procedimento presso l'Ordine dei Medici e allora ho voluto raccontare la verità anche su questo fatto.

Peraltro per un certo periodo sono stato bersaglio di attacchi continui (con espressioni che andavano dal "venditore di fumo" fino a "ladro" o "delinquente" ecc ecc... ) da parte di forum teoricamente gestiti da pazienti (soprattutto relativamente agli acufeni) ma in realtà pilotati da medici che volevano solo attaccare un "concorrente"... (che squallore, lasciatemelo dire...ricordandoci che parliamo di medicina....) dai quali superato un certo limite, mi sono dovuto difendere... ottenendo la chiusura o il ridimensionamento degli stessi forum. In molti casi si lamentavano davvero miei pazienti o meglio gente che era venuta in visita, aveva fatto la terapia in modo completamente sbagliato, se e quando l'aveva fatt,a ed era sparita senza nemmeno dare più notizie (e questa non è la mia terapia, che prevede invece contatti e controlli obbligatori per verificarne la corretta esecuzione). In altri addirittura di gente che pubblicamente incitava a "a rovinarmi"... con frasi tipo "con Internet sei diventato famoso... e io con Internet ti distruggerò....". Putroppo a volte i disturbi di cui mi occupo mi mettono in contatto con veri pazienti psichiatrici e quindi certe cose sono un po'....rischi del mestiere...seppur spiacevoli.... Infine altre volte si trattava perfino di specialisti che si spacciavano per pazienti.... 
Io sono sempre stato il più attaccato - che ci volete fare... è il prezzo dell'essere famosi :-) - ma guarda caso dietro ognuno di questi forum c'era sempre uno specialista, uno solo, che invece veniva osannato, mentre tutti gli altri specialisti più o meno famosi del settore erano sempre attaccati senza mai un seppur piccolo complimento....

Ovviamente il mio lavoro ne ha risentito, ma chi ha pagato il prezzo più caro sono stati senz'altro gli stessi pazienti che hanno iniziato a perdere fiducia in ogni proposta di terapia, vera o illusoria che fosse...da parte di chiunque fosse proposta...

E certamente il mio entusiasmo...già minato dalla decisione di chiudere la mini-clinica a causa di quanto più sopra spiegato, ne ha risentito ulteriormente...almeno per un po'....
Ma siccome io non mi piego e nei limiti del possibile non mi spezzo... ho reagito anzi lavorando ancora di più di cervello per migliorare l'efficacia dei trattamenti e semplificare allo stesso tempo le visite.

 La rivoluzione audiovideo e la disponibilità... continua... 

Dal 2009 ho ripreso a dedicarmi di nuovo in modo esclusivo e super-super-specialistico al trattamento dell'idrope, certo o possibile, e dei sintomi che da questo possono derivare, ipoacusia, acufeni, vertigini e/o disturbi soggettivi dell'equilibrio, fullness e della Malattia (o sindrome) di Meniere, e avendo capito che non ne avevo più bisogno ho iniziato a proporre solo consulenze senza più eseguir alcun esame diagnostici, abbattendo contemporaneamente i costi...e ovviamente guadagnando ancora meno...ma ormai credo che su questo ci siamo capiti... che sono "di coccio" :-)

 

On the road... (per strada)... ma ha vinto la strada....

 

Per circa due anni la mia attività si è svolta regolarmente in numerose città italiane (erano perfino 16 a un certo punto!) cercando di avvicinarmi ai pazienti per offrire loro la possibilità di accedere a visite con me in modo più semplice (per loro, non per me che ho fatto per molto tempo la trottola su e giù per l'Italia) e meno impegnativa economicamente in tutto il territorio nazionale. Ma anche questo non bastava perchè necessariamente era obbligatorio essere disponibili esattamente nei giorni in cui ero nella regione del paziente o nelle vicinanze, era difficilissimo trovare spazio per i controlli e anche per me stava diventando una fatica davvero eccessiva. Scherzando dicevo che andavo in tournée come i Pooh :-).  E la mia Lancia Y e la mia schiena, come il famoso Big Ben di Portobello... a un certo punto hanno detto STOP!!

 

Da "quello di internet"... "a quello degli acufeni".... "a quello dell'idrope" a... "quello di SKYPE!"

(sempre qualche "quello" diverso dagli altri...)

Con il mio solito coraggio (che spesso più che coraggio è imprudenza) ho quindi interrotto tutta l'attività in giro per l'Italia, sostituendola con le consulenza in videoconferenza su Skype, lasciando solo la possibilità del tutto occasionale di effettuare incontri diretti a Roma e a Bergamo.
La mia attività di medico "itinerante" prima e poi addirittura di medico che offre consulenza a distanza è stata resa possibile, come già detto dal progredire della mia esperienza specifica in questo delicato settore e dopo migliaia di pazienti visitati e trattati, che mi ha consentito di non dipendere più dagli esami diagnostici e da apparecchiature sofisticate, per cui oggi la visita è soprattutto una valutazione preliminare in vista di eventuale trattamento anti-idrope. Non ho più assistenti o tecnici, e come tanti anni fa faccio tutto da solo (perfino - ed è inevitabile dovendo conciliare il tutto con la mia vita privata, la gestione degli appuntamenti) cosa possibile proprio perchè non serve più ricorrere a esami lunghi e complicati...

E ormai da anni non metto più il camice visto che ormai più che di visite otorinolaringoiatriche tecniche si tratta di colloqui mirati dove il camice servirebbe solo a tenere distanza formale con il paziente, che è esattamente l'opposto di quello che al paziente serve.... Anzi molti mi danno del tu....il che per me non è assolutamente un problema....

 

Di pari passo ovviamente i costi e i tempi delle visite sono ulteriormente drammaticamente scesi sempre più per cui oggi i tempi in cui le mie segretarie avevano il loro bel da fare a far capire al paziente che i costi erano elevati perchè il tipo di visita era molto particolare in quanto comprendeva anche numerosi esami diagnostici indispensabili e richiedenti apparecchiature costose e sofisticate...appaiono davvero lontani... pensando a quanto chiedo oggi.

 

D'altronde in questo sono stato fortunato....ho potuto fare ricerca e accumulare esperienza laddove gli esami servivano davvero, investendo in un modo che nemmeno si può immaginare, prima che arrivasse la "crisi economica" ottenendo risultati tali da poter offrire oggi trattamenti migliori a costi e tempi molto più contenuti...rispetto a un tempo....

 

Da bravo innovatore tecnologico sensibile ai cambiamenti sociali e cibernautici, ho inoltre creato nuovi metodi di contatto con i pazienti (già visitati o futuri, inclusi quelli che magari non vedrò mai) mediante chat, e ovviamente perfino Whatsapp e Viber... Grazie ai pazienti e attraverso facebook sono riuscito perfino a tentare di far riprendere le ricerche su un farmaco specifico, il tolvaptan, ma tutto si è arenato quando è stata necessaria la collaborazione dei miei colleghi.

Ho iniziato a tradurre il materiale sul sito in più lingue possibili e avviato una campagna di diffusione e sensibilizzazione verso altri paesi. L'accoglienza in realtà da parte dei pazienti di altri paesi è stata pessima e per lo più sono stato trattato come l'ennesimo venditore di fumo che parla di cure solo per rubare soldi ai pazienti. Molti si sono fidati e sfruttando la mia possibilità di comunicare in diverse lingue si sono rivolti a me perfino da continenti lontani, ma nel complesso temo che ormai la figura del medico (peraltro italiano e per alcuni paesi con la "puzza sotto il naso" questo è un grosso limite) sia (passatemi il termine) "sputtanata"!
Non mi aspettavo granché, ma semina oggi , semina domani, qualcosa magari cambierà....come certamente (a volte in peggio però) qualcosa è cambiato anche in Italia, probabilmente anche grazie al mio assiduo contributo di "picconatore". Ci riproverò a breve termine (anzi si accettano  volentieri contributi, perchè le traduzioni costano!!).

Anche se a volte mi domando se non era meglio quando almeno il paziente si sentiva dire da tutti "te lo devi tenere" rispetto allo slalom estenuante tra truffe e imbrogli vari che bisogna fare oggi.... Il record a me noto lo detiene una povera paziente che ha speso prima di arrivare da me circa 100.000 EURO! in trattamenti vari per l'acufene, inclusi 70.000 euro per un intervento otoneurochirurgico per un presunto conflitto neurovascolare monolaterale (per un acufene bilaterale, il che rende impossibile comunque la diagnosi effettuata e inefficace a priori la terapia proposta) seguito ad un precedente intervento al setto nasale effettuato dallo stesso "Professore" per lo stesso motivo! Poi ci credo che la gente anche se legge su Internet che ci sono delle possibilità di cura ci pensa dieci volte prima di crederci....

 

Bel guaio! E' un po' mi sento colpevole anche io......Se non avessi fatto capire che con alcuni disturbi (gli acufeni in particolare) ci si poteva guadagnare... - l'allargamento progressivo del mio studio e del numero dei miei collaboratori lo vedevano anche i colleghi - e non avessi stimolato attraverso internet, negli anni d'oro la domanda di cure da parte dei pazienti, oggi forse le cose sarebbero diverse ... e molti colleghi più umilmente si occuperebbero ancora (e bene) di otorinolaringoiatria generale....

Ma la perfezione non è cosa umana e io....certamente....non mi ci avvicino nemmeno....!!
 

Il trasferimento in Lettonia... e.. nel mondo...


Per amore e visto che ormai lavorando praticamante solo o soprattutto a distanza mediante skype potevo permettermelo, all'inizio del 2012 ho trovato il coraggio di andarmene dall'Italia, meravigliosa se ci torni da turista, ma decisamente diventata scomoda e molto cara per viverci, e mi sono trasferito a Riga, capitale della Lettonia, dove ho trovato la mia nuova dimensione e della quale sono profondamente innamorato. Rapidamente ho imparato, in un contesto in cui rispetto della lingua nazionale è molto importante, per un paese che solo poco più di 25 anni fa ha riacquistato la sua indipendenza dall'ex Unione Sovietica, la lingua lettone (sebbene l'inglese sia parlato da molti e con il lettone fuori da qui ci si faccia davvero poco :-) ) e successivamente anche il russo. Le lingue straniere e la linguistica sono sempre state una mia grande passione sin da quando ero bambino, e al momento posso dire di parlarne fluentemente 6 (italiano, inglese, spagnolo, francese, lettone, russo) abbastanza bene altre due (portoghese e rumeno), ma mastico pure serbocroato, turco, arabo, tedesco, indonesiano-malese, thailandese e molte altre lingue e me la cavo abbastanza bene con ogni lingua nuova che affronto seriamente... Ormai quando sai le prime...tutto è più facile. E la passione fa tanto!
 

Negli ultimi anni inoltre ho iniziato ad andare in giro per il mondo zaino in spalla (ho sempre viaggiato tantissimo, visto che lo considero una delle cose più belle della vita) avendo bisogno solo di un computer e internet per offrire la mia assistenza ai pazienti e non avendo ormai il mio lavoro alcun obbligo di sede stabile. E posso senza alcun problema offrire consulenze e assistenza da ogni parte del mondo. D'altronde vere vacanze non me le posso prendere mai dovendo dare assistenza continuativa ai miei pazienti. E allora viaggio.. lavorando. Una bellissima esperienza, un po' penalizzata dal fuso orario, ma fondamentale anche per crescere personalmente.  Ma grazie alla tecnologia posso sempre offrire assistenza continua ai miei pazienti in qualunque parte del mondo essi vivano così come sono sempre disponibile io a mia volta dovunque io sia nel mondo.

 

E domani ?

 

Il futuro non lo conosce nessuno, ma certamente il mio futuro professionale di medico e di ricercatore, per vari motivi, non andrà così veloce come il passato...

Il mio entusiasmo per la ricerca si è ovviamente ridotto, ma non spento....(c'ho pure una certa età... concedetemelo), soprattutto considerando che nonostante io da anni diffonda informazioni su trattamenti che si rivelano attuabili ed efficaci in un numero enorme di situazioni giudicate intrattabili, sembra proprio che a nessuno, a parte ovviamente gli stessi pazienti, importi nulla di cambiare metodi o di proporre qualcosa di nuovo.... 

Evidentemente al di là di considerazioni economiche (rende più far acquistare una protesi acustica o un generatore di rumore per acufeni che applicarsi ad offrire tempo e dedizione guadagnando poco da ogni specifico paziente), ancora oggi putroppo la maggior parte degli specialisti del settore preferisce negare l'esistenza di possibilità di trattamento e liquidano ancora il paziente con un "ci devi convivere" davvero anacronistico ed irreale... E purtroppo non sempre in buona fede visto che in un modo o nell'altro gli specialisti che non sono a conoscenza di queste possibilità sono restati davvero pochi.

E allora io posso limitarmi a curare con la stessa serietà di sempre chi si rivolge a me, andando avanti per la mia strada come ho sempre fatto... Ma ho rinunciato a voler cambiare a tutti i costi la situazione generale e a sbraitare per convincere i colleghi che si può fare di meglio e di più....(in realtà poi periodicamente cerco di farlo lo stesso ma stimolando i pazienti a pretendere di più, piuttosto che cercando di convincere i medici ad offrirlo spontaneamente).
Non chiedete a me, come spesso fate quando ve ne lamentate con me, magari dopo aver verificato l'efficacia del trattamento proposto.. perchè le cose funzionano così.....Chiedetelo agli altri.... 
Io sono quel che sono, nel bene o nel male...uno che agisce secondo la propria coscienza e che parla (e scrive) senza reticenza e senza peli sulla lingua (e hanno anche provato a fermarmi con ogni mezzo ma senza esito). Ma il modo di pensare ed agire degli altri non posso cambiarlo...né ho (più) la presunzione di riuscire a farlo...

 

Infatti, da un po', ho preso la drastica anche se sofferta decisione di occuparmi SOLO dei miei pazienti senza più cercare di interagire con gli altri medici,  dopo il fallimento dell'ennesima iniziativa di coinvolgerli. Stavolta ho perfino inviato lettere con firme di oltre trecento pazienti, ma non ci hanno letteralmente... filato! Inoltre ho ridotto molto il mio rapporto di interattività con la gente, chiudendo anche il profilo facebook dopo sei anni. Ma ero arrivato a vivere davanti al computer e trascurare tutto il resto e sebbene io sia sempre disposto a far tutto per quello in cui credo..non stava portando più a nulla se non a polemiche e confusione.... Decisione durata poco perchè poi alla fine dalla interattività con i pazienti nascono molte utili novità e quindi il profilo facebook è stato successivamente riaperto, ci sono di nuovo tantissimi iscritti e alla fine sto comunque sempre davanti al computer :-). In più anzi ho creato un gruppo di supporto gestito dai pazienti stessi a con la mia supervisione che sta facendo molto.

 

Permettetemi una considerazione conclusiva....

 

Fare il medico non è una missione... è un lavoro...un lavoro come tanti altri.....ci serve per mangiare e per vivere così come tutti i lavori.... sia che la si svolga in un ospedale, potendo contare su uno stipendio fisso, sia per chi come me ha scelto di doversi meritare ogni giorno quel che guadagna.

Ma chi ha avuto la fortuna di poter fare una professione così bella e così particolare, con indiscutibili vantaggi sociali ed economici rispetto a molti altri lavori non meno importanti ma certamente meno gratificanti, non dovrebbe mai dimenticarsi che il modo migliore per dire grazie all'opportunità che gli è stata concessa dalla vita è quello di mantenere il paziente quale obbiettivo primario del suo comportamento professionale.. il che è possiibile solo se si mantiene una impeccabile correttezza e se si evita in alcun modo di tollerare la propria superficialità.

Purtroppo quel che la mia esperienza dice che è sempre più raro che sia davvero così...., soprattutto per settori della medicina dove, in fondo,... non muore nessuno...

 

THE END... (Per ora....)

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