Idrope news acufeni, cura, idrope, ipoacusia, meniere, terapia, vertigini

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L’esame audiometrico: limiti ed errori (non sempre in buona fede)



L’esame audiometrico, in realtà, offre solo una valutazione approssimativa della capacità uditiva del paziente, limitatamente alla risposta a toni puri che non sono la condizione standard di ascolto nella vita di tutti i giorni, e se correttamente eseguito permette anche di attribuire una ipoacusia all’orecchio esterno o medio (trasmissiva) o all’orecchio interno – nervo acustico (neurosensoriale).

Con l’esame audiometrico non è possibile ricavare alcuna informazione circa la qualità del suono o le reali difficoltà uditive nei vari ambienti di ascolto. E questo è spesso il problema principale di chi è affetto da idrope o in generale da ipoacusia neurosensoriale. L’esame, inoltre,  non permette in alcun modo di conoscere la causa di una ipoacusia o di affermare che l’orecchio è sano. Oltre alla valutazione quantitativa non dà alcuna informazione. Non è affidabile in caso di valutazioni medico legali perché passibile di simulazione (basta non rispondere!).

Ai limiti già notevoli delle informazioni che un’esame audiometrico può realmente dare  vanno aggiunti i frequenti errori di esecuzione quali l’errato o mancato mascheramento dell’orecchio migliore in caso di asimmetria dai due lati, che porta a conclusioni completamente sbagliate, il mancato utilizzo di toni pulsati intermittenti che spesso non permette al paziente di distinguere un segnale proveniente dall’esterno dal suo acufene, l’esecuzione in ambiente non perfettamente silente, la fretta con esami approssimativi e limitati a 20 o 10 dB invece di valutare la reale soglia uditiva del paziente. Inoltre, non essendo un esame obiettivo, creato cioè automaticamente da una macchina. permette, purtroppo anche la simulazione da parte del medico o dell’audioprotesista di ipoacusie peggiori di quanto riscontrato allo scopo di spaventare il paziente (triste ma succede e in particolare c’è uno specialista che lo fa sistematicamente – vedi nota a fine pagina) per farlo venire a controlli continui o di rifilargli una protesi acustica non realmente necessaria.

Non ha alcuna reale utilità nella ricerca scientifica e io non gli do più, salvo situazioni particolari , troppo affidamento, perché reputo più importante la condizione soggettiva del paziente che mi chiede una cura che non quel che risulta dal grafico. L’esame dipende peraltro troppo dalla capacità tecnica dell’esaminatore. Per ovviare all’eccessiva variabilità legate al ruolo dell’attenzione del paziente e all’esaminatore, a suo tempo ho modificato l’esame utilizzando una vecchia metodica, l’audiometria automatica, che però richiede apparecchiature particolari.

Quel che è importante capire comunque è che non metterei mai in terapia un paziente convinto di non avere problemi solo perché il suo esame audiometrico mostra alterazioni, mentre metto certamente in terapia un paziente che riferisce disacusia (ovvero cattiva qualità di percezione acustica) più che ipoacusia (ovvero ridotta percezione di volume) anche se il suo esame audiometrico fosse del tutto normale, perché questo è perfettamente possibile quando si ha che fare con l’idrope. E certamente mai ho affermato che l’orecchio è sano solo perché l’esame audiometrico è normale, come purtroppo fanno molti specialisti. Un problema dell’orecchio interno non deve necessariamente dar anche alterazioni dell’udito e i sintomi di cui ci occupiamo dipendono sempre dall’orecchio interno quindi l’esame non permette in alcun modo di dire che una vertigine o un acufene, ad esempio, non derivano dall’orecchio, perché l’esame è normale. E questo è un concetto importantissimo da non dimenticare mai. E non esiste alcuna patologia specifica o causa specifica associata ad una particolare curva audiometrica. L’esame non dice nulla sulle cause! Non esiste quindi il grafico “da trauma acustico” o la curva audiometrica “da idrope”, o quella “da età” o “ereditaria”…

Nonostante tutti questi limiti, l’esame resta comunque fondamentale se si deve programmare una protesi acustica o per la valutazione in vista di interventi chirurgici,  ma il suo ruolo quando si vuole trattare l’idrope resta molto limitato, poiché perfino per la valutazione dei risultati è molto più affidabile il giudizio soggettivo del paziente, visto che poi la finalità ultima della terapia è che il paziente senta bene e non che abbia un bell’esame audiometrico da incorniciare.

Dott. Andrea La Torre Specialista in Otorinolaringoiatria www.idrope.com

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Questo sito è interamente progettato e curato dal Dott. Andrea La Torre (Roma 26-4-1965), Medico Chirurgo (Roma 1989), Specialista in Otorinolaringoiatria (Parma 1993), iscritto all'Albo dell'Ordine dei Medici di Parma al n. 4661. Ogni parte del sito può essere liberamente copiata e diffusa, ma si prega di riportare l'autore e inserire link alla pagina originale.