Vertigini ricorrenti e disequilibrio soggettivo.
E' sempre idrope! E si curano!

Tutte le sindromi vertiginose ricorrenti o croniche, incluse quelle attribuite tradizionalmente ad altre cause, o quelle di tipo soggettivo con disequilibrio più o meno costante, che generalmente restano senza alcuna diagnosi e senza reali terapie, derivano sempre da alterazioni a livello del labirinto (orecchio interno) e sempre dall'azione idromeccanica di liquidi labirintici (idrope), e non da danni permanenti irreversibili che al massimo possono generare una singola importante crisi acuta (labirintite). Le crisi di vertigine ricorrenti e il disequilibrio sono quindi sempre da idrope e sono sempre curabili senza necessità di procedure distruttive. Per quanto la teoria della cupololitiasi e degli otoliti vaganti nel labirinto sia affascinante anche la vertigine parossistica posionale (VPPB) in realtà deriva dall'idrope.

 

In pieno accordo con il sig. Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, che in una sua bella canzone canta "...La vertigine non è... paura di cadere...", la vertigine è tutt'altra cosa rispetto alla spiacevole sensazione che alcuni provano guardando dall'alto in basso popolarmente definita "soffrire di vertigini". Quella si chiama "acrofobia" ed è un disturbo di panico correlato alla "paura di cadere". 

La scena dell'investigatore colto dal panico nella torre in "La donna che visse due volte" di Hitchcock, rende benissimo l'idea... della confusione che c'era all'epoca (e che c'è tutt'ora) tra i due disturbi. Il titolo originale del film è "VERTIGO" (il "?" l'ho aggiunto io) vertigine in inglese, ma "PANIC" sarebbe stato molto più appropriato. Che poi il panico sia molto spesso correlato alla vertigine e che molti pazienti con vertigini abbiano o abbiano avuto in passato anche frequenti attacchi di panico, e comunque ci siano enormi implicazioni psicologiche è però cosa ben nota e da non dimenticare mai nel proporre una cura. A tale proposito a tutti i pazienti con vertigini, anche non etichettate come menieriche consiglio la visione del video.

Vertigine e disturbo di panico

La definizione corretta di vertigine è: Errata, falsa, sensazione (illusione) di movimento dell'ambiente circostante rispetto al nostro corpo (che non deve essere necessariamente di tipo rotatorio) o del nostro corpo rispetto all'ambiente circostante. Il termine vertigine, che indica un sintomo e non una patologia, e quindi non corrisponde ad una diagnosi, ma solo alla "traduzione" in termini medici del disturbo riferito dal paziente, implica nella sua definizione l'"illusione del movimento" ovvero del cambiamento dei rapporti tra il soggetto e l'ambiente, indipendentemente dall'entità, dalla durata o dalle caratteristiche della vertigine stessa. 

 

La vertigine "vera" è sempre l'espressione di un segnale anomalo in eccesso o in difetto o di una asimmetria di segnale tra due recettori omologhi. Nel labirinto  (termine con il quale si indica l'orecchio interno) abbiamo infatti, per ciascun lato 5 recettori, le tre ampolle dei tre canali semicircolari, e le due macule del sacculo e dell'utricolo. La stimolazione delle prime produce vertigine acuta rotatoria, mentre l'asimmetria a livello delle macule è la responsabile del disequilibrio soggettivo cronico o di improvvise sensazioni di perdita di equilibrio

 

 
Cos'è la vertigine? Quando è vera vertigine?

Sintomi vaghi di disorientamento, stordimento, attacco di panico concomitante, e perfino i possibili fenomeni neurovegetativi (nausea, vomito, variazioni della pressione e della frequenza cardiaca, sudorazione, ecc...), pur potendosi associare alla vertigine, non sono definibili quindi con questo termine e non derivano, a differenza della vertigine vera e propria che è solo la sensazione illusoria di movimento, direttamente dall'orecchio, ma semmai, dalle connessioni che questo ha con il cervello e dalla risposta del cervello alla vertigine stessa...

 

Non bisogna infatti dimenticare che gli stessi disturbi di accompagnamento possono comparire anche in situazioni che con l'orecchio e le vertigini non c'entrano nulla, come veri attacchi di panico o attacchi di emicrania, ad esempio.

 

E' ben nota a tutti la classica distinzione tra vertigine "soggettiva" e "oggettiva", intendendo con la prima la sensazione che sia il nostro corpo a muoversi, girare, sbandare, oscillare ecc, mentre con il termine "oggettivo" ci si riferisce alla sensazione che il movimento riguardi l'ambiente. In realtà questa distinzione, sulla quale per anni si è erroneamente ed inspiegabilmente creduto di poter far diagnosi, attribuendo le vertigini oggettive all'orecchio e quelle soggettive a cause neurologiche (??), è tutt'altro che marcata, potendo spesso i due fenomeni coesistere nello stesso paziente o persino nell'ambito della stessa manifestazione di vertigine. Distinzione peraltro assolutamente ininfluente ai fini della diagnosi e della terapia, visto che in realtà TUTTE le vertigini derivano da un errore di informazione periferica e mai da un errore di interpretazione cerebrale o di esecuzione. Ovvero dall'orecchio. Per dirla in termini informatici, forse a non tutti comprensibili, il problema sta nell'input errato e non nell'elaborazione dell'informazione inviata correttamente o nell'output... Quindi le visite dal neurologo o dall'oculista (per non parlare di quelle dal fisiatra) non servono a nulla.

 

Il problema, con i pazienti affetti da vertigini, siano esse crisi ricorrenti, magari anche rare ma con una gran paura che la cosa peggiori o si riacutizzi, oppure frequenti al punto da rendere la vita invivibile, oppure un più o meno costante senso di disequilibrio soggettivo cronico, non è la diagnosi! Perché è sempre idrope! Ma, per poter curare un paziente, bisogna dargli una cura...

 

A meno che, soprattutto per quanto riguarda le vertigini a crisi ricorrenti, la fase acuta non passi da sola e subentri una fase spontanea di remissione, cosa sempre possibile per tutti i sintomi da idrope ed in particolare per le vertigini, e ben nota a tutti quelli che, dopo una periodo iniziale, sono stati bene per anni. E che spesso viene erroneamente e senza reale merito attribuita a terapie che risultati non potrebbero mai darne perchè non hanno alcuna azione specifica, prima tra tutte la famosa betaistina (microser, vertiserc) che agisce solo come placebo! Ma se si deve fare terapia, di terapia ce n'è una sola che funzioni davvero. Quella diretta contro il meccanismo responsabile della vertigine o del disequilibrio, ovvero la terapia contro l'idrope.

 

E' sempre il labirinto ma... non è labirintite...

Nessun altro organo o apparato del nostro corpo, a parte il labirinto (orecchio) può creare una crisi di vertigine rotatoria acuta, o disequilibrio soggettivo, qualunque cosa vi abbiano detto. Meno che mai la cervicale o l'articolazione temporomandibolare, o le ernie del disco o chissà che altro. La causa va cercata nell'unico organo capace di dare l'informazione necessaria al coordinamento degli occhi in risposta ai movimenti della testa (nistagmo e rotazione oculare adeguata) e nel mantenimento posturale dell'equilibrio, ovvero nel labrinto posteriore, parte dell'orecchio interno. 


E' lì, nell'orecchio, che risiedono i recettori dei canali semicircolari (tre per lato) a molti ben noti e deputati all'informazione circa i movimenti angolari del capo nei tre assi. Ma è sempre lì, nell'orecchio, che si trovano anche le macule del sacculo e dell'utricolo, che se non fosse per il fatto che sopra ci sono i famosi "sassolini dell'orecchio", gli otoliti, ritenuti erroneamente in grado di andarsene in giro per l'orecchio procurando vertigini posizionali, nessuno si ricorderebbe nemmeno a cosa servono. Eppure è proprio quella la sede da dove origina ad, esempio, il disequilibrio soggettivo. 


E a proposito di vertigini posizionali, anche quelle "da cupololitiasi" sono in realtà da idrope. 

Le prime osservazioni di oltre 40 anni fa che hanno creato la "leggenda degli otoliti vaganti" non sono mai state confermate da studi di verifica ma "bevute" e sposate senza alcun dubbio.


"Vertigine da labirinto" cioè da orecchio (ovvero tutte le vertigini ricorrenti) e "labirintite" non sono affatto sinonimi. Ancora oggi per indicare una vertigine oggettiva acuta ed intensa si utilizza erroneamente il termine di "labirintite", che in realtà corrisponde ad un tipo particolare di sindrome vertiginosa oggi piuttosto raro, caratterizzato da intensa vertigine che perdura senza sosta per diversi giorni lasciando una marcata "vera instabilità" che può durare a lungo e recedere gradualmente, a causa di un vero e proprio danno irreversibile del labirinto. In questo caso una volta superata la fase acuta e creatosi il compenso vestibolare (eventualmente aiutato da opportuna riabilitazione vestibolare, che solo in questo caso è utile), il paziente non ha più problemi. E non può avere recidive!

 

La vertigine deriva sempre da una errata informazione (e a quanto ci dicono l'anatomia e la fisiologia l'unico informatore che conti veramente è il labirinto o meglio l'informazione combinata dei due labirinti), e non di esecuzione (non sono gli occhi che si muovono per conto loro o i muscoli a contrarsi da soli) o elaborazione centrale (perchè altrimenti il soggetto non potrebbe avere mai un buon equilibrio e tenderebbe a sbandare e cadere veramente anche a occhi aperti, ma senza vertigine, come avviene infatti nelle malattie neurologiche). 

 

... ed ecco perché è sempre idrope...

Come mai, anche senza fare più alcun esame (ne ho fatti e anche molto particolari su migliaia di pazienti per capire... e ora sarebbe solo uno spreco di tempo per me e per voi e di denaro per voi) affermo senza nemmeno il più piccolo dubbio che ogni vertigine recidivante (le crisi di vertigine per intenderci) è sempre dovuta all'idrope che agisce su dei recettori che sono sani e funzionanti?

 

A parte il fatto che non ho mai trovato un solo paziente con vertigini recidivanti di qualunque tipo che non avesse esami che provavano indiscutibilmente la presenza di idrope e perfino molto spesso alterazioni magari perfino senza sintomi, del settore cocleare del labirinto (quello per l'udito), il ragionamento è semplicissimo se si conosce un minimo di anatomia e di fisiologia. Tutti e dieci i recettori vestibolari, tre ampolle dei canali e due macule del sacculo e dell'utricolo, per ogni lato, sono formati da cellule che sono incapaci di riproduzione o di sostituzione dopo un danno, esattamente come le cellule ciliate o i neuroni, per cui se i recettori sono ancora vivi, significa che non sono mai....morti.... E sono sicuramente vivi e funzionanti...visto che danno ancora vertigini, a crisi ricorrenti.

 

Per avere un attacco di vertigine è necessario, infatti, che si venga a creare una asimmetria acuta tra i due labirinti, o per riduzione del segnale da un lato o per aumento del segnale dall'altro.... Deve insomma arrivare una informazione sbagliata... Ma perchè sia sbagliata, una informazione deve esserci... E per inviare l'informazione, deve esserci l'informatore (i recettori del labirinto) e questo informatore deve essere necessariamente vivo e funzionante e in grado di informare. Vi sembrerà la scoperta dell'acqua calda... e infatti lo è! Tanto che come molti sanno, viene proposto di distruggere il recettore con la gentamicina o di tagliare il nervo per non avere più vertigini... Non fatelo MAI!

 

Quindi, riassumendo... Nel labirinto abbiamo solo recettori vestibolari, fibre del nervo vestibolare (e né gli uni né gli altri possono essere in causa perché un eventuale danno sarebbe permanente - vedi labirintite, ma in tal caso non ci sarebbero più crisi...) e liquidi, l'endolinfa, che se aumentano di volume bruscamente (idrope) possono determinare uno stimolo del recettore tale da procurare vertigine.. Che altro serve per capire?

 

Sapevate che.... anche la chinetosi può essere un disturbo da idrope?

 

Anche la chinetosi (mal di viaggio, mal d'auto, mal di mare) deriva dall'orecchio interno ed è probabilmente, almeno nell'adulto, dovuta all'idrope! Molti pazienti con vertigini riferiscono anche questo disturbo, che tende a sparire con la terapia per l'idrope. Inoltre alcuni rimedi per la chinetosi (dimenidrinato, cerotto di scopolamina) sono efficaci contro le vertigini. e in un gruppo di pazienti affetti solo da chinetosi ho sistematicamente riscontrato alterazioni strumentali da idrope identiche a quelle dei pazienti con vertigini e il diturbo è sparito in quasi tutti dopo la terapia.

Per approfondire leggete questo
articolo del mio BLOG

Il disequilibrio soggettivo cronico

 

Con "disequilibrio soggettivo cronico", si intende un particolare stato di vertigine soggettiva corrispondente alla sensazione di instabilità simile a quella che si prova camminando su una superficie instabile o in una barca. 


In questo caso la definizione è solo mia e non ufficiale, poichè non esistendo nemmeno una definizione univoca per indicare questo sintomo, il che la dice lunga su quanta attenzione riceva dalla medicina, me la sono dovuta letteralmente inventare io.
"Sensazione" ma non "vera instabilità". Il paziente non ha reali problemi di equilibrio e se non ha altri limiti potrebbe perfino su richiesta stare su una gamba sola senza cadere, ma ha una costante sensazione di non essere in equilibrio o di faticare molto a mantenerlo e una costante sensazione di perdita di controllo del proprio corpo. Il che rende il suo stato di malessere "tutto suo" e se non si comprende l'origine è molto facile che venga preso da familiari e medici per "malato immaginario", il che non fa altro che aumentare la sua frustrazione e rabbia. E' il tipo di vertigine meno compreso dai medici, quando invece è il più facile da capire e da curare. E anche in poco tempo.
La vera e propria perdita di equilibrio, instabilità vera con impossibilità a mantenere la stazione eretta, ben più rara nella pratica clinica quotidiana di quanto non si creda, è tutt'altra cosa, e quella sì che potrebbe anche non dipendere dall'orecchio ma dal nervo vestibolare (va eseguita sempre una risonanza magnetica in questo caso, per escludere un neurinoma), o da una alterazione neurologica. Nel nostro caso invece il paziente si "sente" instabile, ma in realtà non ha nessun reale sbandamento, se non provocato da errati tentativi di correzione messi in atto incosciamente per correggere la falsa informazione che gli giunge dal labirinto (ed in particolare dal sacculo e/o dall'utricolo), la cui funzione è alterata dall'eccesso di liquidi, che crea una asimmetria tra i due lati e quindi di conseguenza una errata informazione circa la reale posizione del nostro corpo.
Il sintomo non è mai causato da una malattia neurologica o altre fantasiose malattie inesistenti e certamente non correlate, tipo alterazioni dell'articolazione temporo-mandibolare o chissà cosa altro. Non ha nulla a che vedere in particolare con la sclerosi multipla, tumori cerebrali o chissà cos'altro, peraltro regolarmente esclusi da precoci risonanze magnetiche, spesso autoprescritte e forse nemmeno necessarie.


E' nient'altro (e mai altro) che l'espressione di una stimolazione anomala a livello dell'utricolo e/o del sacculo, i veri recettori "vestibolari" dell'orecchio interno, sani e funzionanti, ma invianti una informazione errata a causa di un eccessiva pressione esercitata dall'endolinfa, ovvero a causa dell'idrope.


Un semplice esercizio che potete fare da soli vi chiarirà meglio le cose. Provate a mettere esattamente sullo stesso piano ad occhi chiusi una mano libera e un'altra con sopra un peso (basta un libro pesante). Non sarete mai sicuri di avere le mani esattamente allo stesso livello! Cosa che invece potete fare perfettamente se togliete il peso che rende differente il lato sinistro dal destro. Quel "peso", esercitato sul recettore che comprime, spinge, deforma, la macula del sacculo o dell'utricolo è l'idrope, ovvero l'eccesso di endolinfa. 


Ma come per le vertigini ricorrenti il recettore deve essere necessariamente vivo, integro e funzionante, altrimenti non potrebbe dare nessuna informazione né giusta né sbagliata... 
E l'esito di un danno permanente non sarebbe il disequilibrio soggettivo ma una vera e propria instabilità oggettiva esattamente come avviene fino a che non subentra il compenso vestibolare (la naturale ma non immediata capacità del cervello di basarsi solo sull'informazione del recettore controlaterale se viene a mancare del tutto l'informazione da un lato).
E anche volendo ignorare qualunque ragionamento logico, ho potuto in passato dimostrare strumentalmente quanto affermo con specifici esami che richiedono una attrezzatura particolare (in particolare l'ocular tilt reaction con la videonistagmografia torsionale, ma molti altri ancora) in migliaia di pazienti esaminati. E come se ancora non bastasse il ruolo dell'idrope in tutti questi casi è confermato dall'assoluta efficacia della terapia anti-idrope specifica. 

Ma non è solo un problema di orecchio, perchè in assenza di una "complicità" da parte del cervello del paziente forse il disturbo sarebbe decisamente meno avvertito. La percezione del disturbo e lo stato di invalidità sono infatti attribuibili al fatto che il cervello "crede" all'informazione sbagliata che arriva dall'orecchio e mette in atto (dapprima volontariamente ma poi anche in modo automatico e incontrollabile) meccanismi di compensazione dell'equilibrio assolutamente sproporzionati e inadeguati, proprio perché basati su una falsa informazione. Il recettore vestibolare infatti, in questo caso è stimolato dall'eccesso di liquidi e non dal movimento della testa, per cui la risposta del cervello è inadeguata alla situazione reale.
E maggiore è lo stato di ansia (sempre presente e non sempre davvero solo conseguenza) e maggiore è l'invalidità che ne deriva.


Paradossalmente, il più difficile sintomo da trattare per altri specialisti è il più facile da gestire per me e quello che mi dà più soddisfazioni con la terapia anti-idrope. E non esistono altre terapie in questo caso. A meno che qualcuno non voglia tagliare il nervo vestibolare anche per questo. 
Magari come primo passo basterebbe credere al paziente e cercarla davvero una causa, ragionandoci sopra ed eseguendo esami se proprio non si vuole credere a quanto sostengo io (e forse è giusto così, nemmeno io mi sono mai fidato a priori ma ho sempre verificato tutto) invece di pensare (cosa indubbiamente resa più facile dal suo stato psicologico particolare) che il paziente sia solo un pazzo e che si stia inventando i suoi disturbi.

A riprova che il disturbo è "reale" e non solo "immaginato" ci sono 5 caratteristiche tipiche facilmente verificabili in ogni paziente.

1. il sintomo può essere presente stando in piedi, camminando lentamente, perfino da seduti, e spesso il paziente sta bene solo sdraiato a letto (dove l'equilibrio non serve) potendo però avere piccole scosse di vertigine nel fare movimenti bruschi o senso di sprofondamento.

2. Durante una corsa regolare il paziente non riferisce alcun problema, ma al momento di fermarsi o di ripartire può avere una brusca scossa di disequilibrio o di vertigine di brevissima durata.

3. Più il paziente cerca di concentrarsi a correggere il suo equilibrio e peggio sta, proprio perchè in realtà è solo "sensazione" e non vera instabilità. In situazioni di distrazione spesso il paziente si "dimentica" il problema, cosa impossibile se ci fossero danni permanenti.

4. Spesso i disturbi sono molto variabili in giorni o in periodi diversi o perfino inclinando la testa da un lato o dall'altro, cosa possibile solo quando l'alterazione riguarda i liquidi
.


5. Se si eseguono esami specifici per studiare l'utricolo e il sacculo si trovano sempre alterazioni specifiche, motivo per cui dopo anni di esami, non li eseguo più.

Per analogia con quanto avviene per gli acufeni da idrope potremmo paragonare (paragone certamente improprio, ma rende l'idea) questo disturbo, ad un "acufene vestibolare". Perchè tra i due disturbi ci sono numerose analogie:
In entrambi i casi infatti avviene l'invio al cervello di un segnale non corrispondente ad una reale stimolazione fisiologica,  in entrambi i casi curiosamente la stimolazione reale fisiologica ad una certa ampiezza (rumore esterno in un caso, la corsa nell'altro) può far scomparire la percezione del disturbo. Almeno durante la stimolazione, perché dopo, anzi, il sintomo tende generalmente a peggiorare al cessare della situazione di copertura. In entrambi i casi, inoltre, lo stato psicologico ansioso determina un netto evidente peggioramento del disturbo, mentre al contrario la distrazione del cervello verso altre attività ne determina generalmente la riduzione. E infine... in entrambi i casi la maggior parte dei medici, purtroppo, sembrano non aver capito assolutamente nulla circa l'origine di questi disturbi :-( .

 

Bisogna però distinguere ovviamente dal "vero" disequilibrio soggettivo cronico le vertigini "puramente psicogene" molto più rare di quanto non si immagini o non diagnostichino i medici non sapendo cosa dire..., che non hanno le caratteristiche sopra descritte.

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