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Sintomi e disturbi da idrope / Parte II - Sintomi e disturbi vestibolari

Iniziamo subito con il dire che TUTTE LE VERTIGINI acute, croniche, persistenti, recidivanti derivano dall'orecchio interno o al limite dal nervo vestibolare. Non esistono vertigini neurologiche (esiste l'atassia, ovvero l'effettiva reale mancanza di equibrio quale sintomo neurologico), non esistono vertigini muscolari, cervicali, o dell'articolazione temporo-mandibolare, se non nella fantasia, o nella voglia di specularci sopra, di alcuni medici, e nemmeno le vertigini oculari (diplopia semmai, o vista sfuocata, ma non vertigine). Ma anche restando nell'orecchio non sono sindromi autonome ma solo epressioni di idrope, la sindrome di Minor, la sindrome di Neri-Barrè-Liou, la sindrome di Lermoyez e nemmeno la cupololitiasi con tutte le varie altre forme e varianti che in realtà  sono tutte da considerare solo ed esclusivamente varianti dell'idrope.

A dispetto della marea di diagnosi e microsindromi diverse che nel tempo sono state create per spiegare le vertigini, esistono solo due meccanismi (eventualmente tre se si considera anche la dubbia nevrite vestibolare, diagnosi frequente ma mai dimostrata nemmeno come esistente e comunque ben difficilmente recidivante) in grado di procurare vertigine, intesa come "falsa, illusoria, non reale, percezione di movimento dell'ambiente in relazione al nostro corpo - vertigine oggettiva - o del nostro corpo rispetto all'ambiente - vertigine soggettiva". 

 

  1. La distruzione acuta di recettori che crea un'improvviso squilibrio per perdita brusca dei segnali derivanti da un lato (vertigine acuta non ricorrente o LABIRINTITE) fenomeno di per sè molto più raro di quanto non si creda, che comporta una importante vertigine rotatoria oggettiva persistente per giorni con intensi fenomeni neurovegetativi, NON RECIDIVANTE in quanto un recettore distrutto non rigenera e non può quindi RI-DISTRUGGERSI, e seguita da una fase più o meno lunga di "vero disequilibrio" (che può risolversi spontaneamente per compenso "centrale" o richiedere riabilitazione vestibolare) con tendenza a sbandare verso il lato colpito. Ricordate che una eventuale diagnosi di "labirintite" nella  maggior parte dei casi è solo il primo episodio (ma potrebbe anche non ripresentarsi mai) di una crisi da idrope molto intensa. Ma il termine è anche spesso usato a sproposito per dire vertigine "da orecchio".
     

  2. La stimolazione acuta o persistente di recettori sani e integri. A dispetto dell'unica teoria concorrente, ma non corretta, quella della cupololitiasi, utilizzata per spiegare la vertigine parossistiche posizionale scatenata dai cambiamenti di posizione (VPPB), l'unica componente dell'orecchio interno in grado di stimolare i recettori, e quella è la sua funzione fisiologica, è l'endolinfa, ovvero il liquido del compartimento più interno del labirinto, il cui aumento di pressione e volume si definisce IDROPE  ENDOLINFATICO. E' questa è l'unica causa possibile di tutte le forme di vertigine recidivante e di disequilibrio soggettivo cronico, senza possibili alternative. E infatti per tutte le vertigini recidivanti e per il disequilibrio cronico il trattamento specifico anti-idrope si rivela estremamente efficace in tutti i casi pur non potendo "guarire" definitivamente ed escludere potenziali recidive future occasionali.

 

In questa pagina spiego le tre principali modalità con le quali l'idrope può dare vertigine o disequibrio e una quarta situazione, per fortuna molto rara, che pur se da idrope si manifesta con brusche cadute improvvise, correlando il tipo di sintomo al recettore coinvolto e alle modalità di stimolazione. Ulteriori approfondomenti sono disponibili nella pagina Vertigini e disequilibrio e in numerosi articoli del blog "Idrope News" - sezione Vertigini.

Nella I parte acufeni, ipoacusia, disacusia, fullness, iperacusia.

La verità sulla sindrome di Meniere

Crisi vertiginose acute ricorrenti non scatenate dal movimento, di tipo "menierico"

 

E' l'unica situazione per la quale generalmente viene riconosciuta la malattia di Meniere sebbene possano frequentemente presentarsi crisi di vertigine recidivante anche senza alcun altro sintomo cocleare. La crisi deriva dalla stimolazione creata dal brusco aumento di volume dei liquidi nel settore vestibolare (labirinto posteriore) dell'orecchio interno che va a piegare la cupola situata nell'ampolla dei canali semicircolari. Creandosi uno improvviso squilibrio e una asimmetria tra i segnali provenienti dai due lati (esattamente come in condizioni fisiologiche quando muoviamo la testa), il cervello risponde, come fisiologicamente deve fare, con il NISTAGMO, ovvero con un lento movimento degli occhi in direzione opposta al movimento. seguito da una scossa di recupero rapida che riporta l'occhio in posizione centrale. La successione rapida di questi movimenti dell'occhio comporta la percezione di movimento dell'ambiente circostante, sebbene per movimenti più lenti possa prevalere la sensazione soggettiva che sia il proprio corpo a ruotare (vertigine soggettiva). Indipendentemente dall'effettivo tenere gli occhi aperti, anche il cervello viene informato e quindi la percezione di rotazione si ha in effetti anche a occhi chiusi. La vertigine si accompagna generalmente a fenomeni neurovegetativi più o meno intensi, quali pallore, tachicardia, sudorazione, nausea, vomito, che possono essere però di grado molto variabile. Tipicamente la vertigine e i fenomeni neurovegetativi si riducono con determinate posizioni e al contrario si aggravano con altre e nonostante quel che fanno molti pazienti istintivamente, il disturbo si attenua con gli occhi aperti e fissando un punto preciso e si accentua con gli occhi chiusi. La durata e l'intensità della vertigine sono strettamente condizionate anche dalla reazione di panico maggiore o minore del paziente.  Non sono mai pericolose purché non si cerchi di camminare o guidare con la vertigine in atto. Contemporaneamente infatti esiste anche uno squilibrio del tono muscolare che può determinare cadute, quindi in presenza di un attacco acuto, quasi sempre preannunciato e in "crescendo", anche se spesso in tempi piuttosto rapidi, bisogna comunque sedersi o meglio ancora sdraiarsi assumendo una determinata posizione del corpo, della testa e dello sguardo e cercare di limitare i movimenti della testa finchè perdura la vertigine. Da anni ho personalmente ideato (imparando anche dai pazienti stessi che se ascoltati sono spesso fonte preziosa) dei metodi di controllo e risoluzione rapida della vertigine acuta, che vengono forniti ad ogni paziente insieme alla terapia.

Vertigine parossistica posizionale (benigna) - VPPB scatenata dal movimento

 

Il "benigna" lo ho messo tra parentesi perchè non ho mai capito a cosa serve aggiungere questo aggettivo. Tutte le crisi di  vertigine sono "benigne" nel senso che mai e poi mai la causa di una vertigine è una malattia "maligna"... o pericolosa per la vita.

E' forse la forma più comune di vertigine, quella tradizionalmente da tutti spiegata con il distacco e il successivo movimento di otoliti (concreazioni calcaree presenti sui recettori dell'utricolo e del sacculo). Attribuita da tutti quindi alla CUPOLOLITIASI... ma sbagliando! In realtà gli otoliti probabimente non c'entrano assolutamente nulla e anche in questo caso certamente si tratta in realtà di vertigine derivante dall'idrope. Sarebbe la massa liquida e in eccesso e non gli otoliti ad esercitare uno stimolo asimmetrico sui recettori dei canali semicircolari, che seppur insufficiente a dare una crisi spontanea di lunga durata, crea una disfunzione al momento in cui in occasione del movimento arriva una risposta asimmetrica da parte dei recettori stessi, da cui il nistagmo e la vertigine.

Leggi articolo su cupololitiasi e otoliti

Per capire perchè affermo che  quella della cupololitiasi è solo una teoria mai confermata leggete l'articolo sul blog Idrope News

Disequilibrio soggettivo cronico (sensazione di essere in barca o di camminare su una superficie instabile)

 

Paradossalmente, il più difficile sintomo da trattare per altri specialisti è il più facile da gestire per me e quello che mi dà più soddisfazioni con la terapia anti-idrope. Regolarmente interpretato come pura vertigine psicogena o attribuito a misteriose ma non diagnosticabili cause neurologiche, alla postura, alla cervicale o alla articolazione della mandibola, o non interpretato affatto con utilissime diagnosi di "vertigine di n.d.d - non determinata diagnosi" è invece nient'altro (e mai altro) che l'espressione di una stimolazione anomala a livello dell'utricolo e/o delsacculo, i veri recettori "vestibolari" dell'orecchio interno, sani e funzionanti, ma invianti una informazione errata a causa di un eccessiva pressione esercitata dall'endolinfa, ovvero a causa dell'idrope. Spiegazioni dettagliate sono disponibili nella apposita sezione dedicata a questo disturbo, paradossalmente facilissimo da interpretare e trattare, nella pagina "Vertigini e disequilibrio"

 

Crisi otololitica acuta di Tumarkin (caduta brusca a terra senza vertigine e senza preavviso)

Si tratta dell'unica condizione potenzialmente "pericolosa" creata dall'idrope. Si ritiene che sia espressione di un improvviso aumento dei liquidi labirintici con stimolazione brusca dell'utricolo e/o del sacculo. Spesso la caduta comporta anche trauma cranico o in altra zona del corpo. Si tratta di un evento per fortuna statisticamente molto raro (anche se per uno come me che ha visto tanti pazienti con vertigini, "raro" significa comunque averne visti oltre una ventina di casi). Erroneamente si ritiene che possa presentarsi solo nelle fasi finali della malattia di Meniere mentre, in realtà, non esiste una regola precisa. Rispetto a una caduta da altre cause (es.: drop attack cardiovascolare) l'elemento fondamentale è che non c'è mai nessuna perdita di coscienza. Il paziente va giù come se gli avessero "segato le gambe" ad albero morto senza alcun preavviso, senza vertigine e senza "svenire". E' l'unica situazione in cui ritengo consigliata la neurectomia del nervo vestibolare anziché rischiare recidive. Ma il problema è che la maggior parte dei miei pazienti (tra i pochi che hanno avuto questo) non lo ha mai avuto da quando ha avviato la terapia, e nella maggior parte dei casi non hanno ritenuto di dover fare l'intervento (che io non eseguo personalmente). Insomma la terapia anti-idrope protegge anche da questo, ma mentre non c'è nulla di grave ad avere una vertigine occasionale, sbattere la testa all'improvviso seppur occasionalmente non è certo qualcosa che può essere accettato. Paradossalmente, però, mentre le vertigini terrorizzano i pazienti, del rischio di cadute improvvise in chi ne ha già avute sembro pormi più problemi io che il paziente stesso.

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